Casciello: “Il mio fu il miglior risultato contro De Luca, pochi furono sempre e con coerenza all’opposizione”

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Era il 16 novembre 1997, ovvero esattamente venticinque anni fa, quando a Salerno, come in molte altre città italiane, si votò per l’elezione del sindaco ed il rinnovo del consiglio comunale. Nella nostra città Vincenzo De Luca era reduce dal primo mandato da sindaco che, al di là del merito, aveva spazzato via la tradizionale governance della città, puntando su una forte leadership e su alcuni capisaldi come il rinnovamento urbanistico della città ed il recupero del centro storico. C’era chi, però, come Gigi Casciello, all’epoca direttore di Cronache del Mezzogiorno, primo quotidiano edito a Salerno, vedeva una forte invasività del nuovo sindaco e del suo apparato di potere. Sulla scorta di questo, Casciello fu scelto come candidato del centrodestra, ad appena 34 anni, in una sfida difficilissima contro l’attuale governatore che era giunto al picco del suo consenso popolare, contestualmente alla nascita delle società miste che hanno caratterizzato la sua governance negli anni successivi. Rispetto a un quarto di secolo, molto è cambiato ma resta valida una costante: il centrodestra non è mai riuscito, al momento, a sconfiggere la sinistra nel voto amministrativo a Salerno. Ora come allora, non mancavano contraddizioni e divisioni, che però resero l’esperienza di Casciello particolarmente positiva, avendo conseguito, con il suo 19,20%, il miglior risultato di sempre del centrodestra contro il governatore, che non fu mai più ripetuto da nessun altro sfidante negli anni successivi.

Onorevole Casciello, venticinque anni fa, il sedici novembre del ’97, si concluse la sua esperienza da candidato a sindaco contro un De Luca all’apice del suo consenso. Che ricordi ha di quei momenti?

“Innanzitutto devo dire che fu una bellissima esperienza. Non era la prima volta che mi misuravo con il consenso politico, per così dire, anche se in circostanze molto differenti. Ero stato, ai tempi del Liceo, al De Santis, rappresentante d’istituto per ben cinque anni, eletto al Iv ginnasio. Poi, mi ero dedicato alla mia professione. Ero direttore di Cronache del Mezzogiorno, che all’epoca era l’unico organo d’informazione che era critico nei confronti dell’amministrazione guidata da Vincenzo De Luca, che a quei tempi era giunto al picco del suo consenso”.

Come mai il centrodestra scelse il suo nome?

“Nessuno nel centrodestra di allora voleva candidarsi, sapendo di andare incontro ad una sconfitta che sarebbe stata certa e clamorosa. L’idea venne ad Enzo Fasano e Sergio Valese, mentre il primo a propormi quest’esperienza fu Franco Di Comite. Si pronosticava di un risultato non superiore al 10%, anche perchè i candidati a sindaco erano otto, compreso De Luca. C’era una vasta area di opposizione con tanti volti noti in città che concorrevano, sostanzialmente, per fare i consiglieri comunali: solo per citarne alcuni, da Diomede Ivone, allora Preside della Facoltà di Economia, candidato del Partito Popolare e riferimento politico di Alfonso Andria che era presidente della Provincia, Francesco Mari per Rifondazione Comunista, oggi parlamentare, Filippo Salvo per Rinnovamento Italiano, partito di Lamberto Dini, mentre i civici di Alberto Manzo aderirono alla mia candidatura”.

Anche nel 2016 ci fu una notevole frammentazione delle opposizioni.

“La situazione non era proprio identica: una cosa fu sfidare De Luca direttamente ed un’altra Mario De Biase, come accadde nel 2001 ad Aniello Salzano, che pure conseguì un ottimo risultato, maggiore rispetto al mio. Nel
‘97 una volta accettata la
candidatura mi misi subito al lavoro. Insieme ad Eugenio Ciancimino, in rappresentanza di An, mettemmo su in poco tempo un programma che ancora oggi, non so se consapevolmente o meno, viene rispolverato. Proponemmo la delocalizzazione del Porto Commerciale tra Pontecagnano ed Eboli ed il recupero dell’attuale porto con funzioni turistiche, per fare un esempio di quella che fu la nostra idea di città. Ero convinto del fatto che chi si candidasse a sindaco dovesse regalare alla città un sogno possibile. Mettemmo in luce tutte quelle che si rivelarono le storture della visione cdi città di De Luca, che allora era all’apice del suo consenso: quello che riscontra oggi è largamente inferiore rispetto a quello del ’97. La città era praticamente quasi tutta con De Luca. La presunta Salerno bene, ora come allora, supportò quella scalata e da quel momento si è sempre accompagnata al consenso di De Luca.
Il nostro slogan fu, non a caso, “Libera Salerno”: devo essere sincero, e lo dico con molto garbo, non mi è sembrato che nei venticinque anni successivi ci sia riusciti ad inventarsi qualcosa in più”.

La situazione del centrodestra era simile a quella attuale?

“Il centrodestra, e soprattutto Forza Italia, beneficiavano soltanto di un voto di opinione per Berlusconi a livello nazionale ma la coalizione, a livello territoriale, era debole. Con An e con grande generosità si candidò anche Edmondo Cirielli che era stato eletto deputato nel ‘96, oggi viceministro, che nonostante un grande impegno non fu eletto in Consiglio Comunale. In Forza Italia tanti si candidarono a zero voti, essendo dei riempitivi di lista, così come non mancarono le mogli di candidati che furono messe in lista con questa funzione. Insomma, quando arrivai questa era la situazione di Forza Italia a Salerno nonostante l’impegno e la passione dell’allora coordinatore provinciale Salvatore Pierro”.

Rimase soddisfatto del suo risultato, date le premesse?

“Il risultato confermò un voto disgiunto molto forte verso i candidati di De Luca, ma ciò non toglie che rimasi particolarmente soddisfatto di una campagna elettorale bellissima e con poche risorse, in un’esperienza che ancora oggi rivendico, e oltretutto fatta contro De Luca”.

Proprio allora iniziò la sua esperienza da leader dell’opposizione in consiglio comunale: come la ricorda?

“Quella in Consiglio Comunale fu un’ esperienza altamente formativa: per la verità si vissero anche giorni non esaltanti, si parlò molto di Piano Regolatore, e ricordo che quando si trattò di votare per le Aapu alcuni dall’opposizione, anche chi rivendica di essere da sempre contrario alla figura del governatore, votarono con la maggioranza. Molti furono i “diversamente deluchiani”, ma a me piace ricordare chi mi fu vicino in un percorso difficile ma esaltante, al termine di quella che ho sempre definito una strarordinaria impresa fallimentare di successo: il senatore Enzo De Masi, Cesare Festa, Andrea Iorio e Francesco Farina furono sempre e convintamente all’opposizione di De Luca sindaco”.

Venticinque anni dopo Salerno non è stata “liberata”.

“Usare slogan di venticinque anni fa non ha senso: ma oggi come allora si tratta di uscire da un percorso di continuità e dare un’idea diversa di città. Il termine “deluchismo” l’ho inventato io ancor prima del ‘97 quando avvertii una certa invasività da parte di un potere che, poi, negli anni successivi, si sarebbe manifestato in tutta la sua forza e tutte le sue contraddizioni. Ma, certamente, non bisogna gettare tutto ciò che è stato fatto”.

Ad esempio?

“Luci d’Artista, ad esempio, le ho da sempre guardate con favore, anche con l’ultimo giornale che ho diretto: ma, a sedici anni dalla prima edizione, vanno ripensate e legate ad altri eventi che non siano limitate al periodo natalizio. Un merito oggettivo di De Luca fu il recupero della periferia, oggi nuovamente abbandonata. Poi, c’ è stata, purtroppo, un’espansione incontrollata di nuovi insediamenti, sproporzionata anche e soprattutto rispetto al numero di abitanti della città. Salerno non è più quella degli anni ’60, la città della grande immigrazione dal Cilento e dalla Lucania. Ma, anzi, negli ultimi tre decenni ha perso un gran numero di abitanti. Dunque, lo sviluppo di nuovi insediamenti è stato soltanto figlio di un’operazione di patrimonializzazione di pochi costruttori”.

Oggi, dopo l’addio a Forza Italia, ha scelto di approdare al Terzo Polo. Nel quale, però, non mancano forze politiche che appoggiano De Luca.

“Bisogna essere seri nel ragionamento: nel 2020 non c’era il Terzo Polo, Italia Viva si era candidata con De Luca, il percorso pregresso va rispettato. Quello intrapreso oggi con Azione è, invece, un percorso nuovo. Siamo di fronte a nuovi scenari, non ci troveremo più in condizioni di contraddizioni nelle scelte di voto come per le provinciali di domenica. Detto questo, ci sono processi che vanno chiariti, e Azione ha le idee molto chiare. Non a caso, sabato a Napoli si terrà la nostra prima assemblea nazionale in cui ciascuno porterà il suo contributo: si discuterà di tanti aspetti che riguardano la politica nella nostra regione, a cominciare dal Terzo Mandato sul quale spinge De Luca e che non condividiamo”.

Come ripensare un’alternativa all’attuale maggioranza?

“Non è più il tempo delle tifoserie: l’opposizione senza una proposta alternativa va bene per i comitati spontanei. Il Gruppo delle Chiancarelle, ad esempio, ha il merito di aver portato avanti una battaglia con convinzione, insieme ad Italia Nostra contro il Crescent. Ma il Centrodestra, che tanto ha sostenuto questo tipo di opposizione, non è riuscita a raccogliere il consenso che giungeva da quelle realtà, che è andato – e soltanto in parte – al Movimento 5 Stelle”.

Quali crede possano essere le prospettive future della sua esperienza politica?

“Non sono andato alla ricerca di seggi sicuri, non ritengo si debba andare d’accordo con tutti, rivendico il mio percorso politico, siamo stati oggetto di attacchi virulenti per essere andati via da Forza Italia in quanto ritenevamo che la linea politica si fosse eccessivamente schiacciata sui partiti sovranisti. I fatti ci hanno, poi, dato ragione”.

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