ECODISTRETTO, LANZARA APRE AL CONFRONTO ED ALTRE AREE PER L’OPERA DA 25 MILIONI DI EURO. MA LA REGIONE AVREBBE GIA’ RISTRETTO IL CAMPO. COMITATO CHIEDE VALUTARE SARDONE E IMPIANTO DI SALERNO

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La discussione sulla questione “ecodistretto” che dovrebbe sorgere nella zona industriale di Sant’Antonio, a ridosso dell’uscita sud dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nel comune di Pontecagnano Faiano, sembra entrare nel vivo del dibattito. La location individuata dai tecnici della Regione Campania, a seguito della redazione del progetto di fattibilità, da diverse settimane, è al centro della diaspora tra l’amministrazione comunale e le opposizioni che ritengono «inadeguata» l’area dove dovrebbe realizzarsi l’impianto per il trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani.

Stando alle ultime dichiarazioni, il sindaco Giuseppe Lanzara avrebbe aperto alla possibilità di valutare altre aree dove costruire il nuovo biodigestore anaerobico poiché «nessun atto prodotto ha carattere vincolante» ha tenuto a precisare nel corso dell’incontro pubblico in streaming svoltosi martedì sera, richiesto dai circoli cittadini di Sinistra Italiana, Possibile e Amici di Beppe Grillo che hanno invitato l’amministrazione a prendere in considerazione altre strade.

Negli ultimi giorni, il primo cittadino ha avviato una serie di incontri con associazioni ed imprenditori per discutere dell’impianto che sarà finanziato per 25 milioni di euro dalla Regione. L’amministratore del Gruppo Irgenre che gestisce il centro commerciale “Maximall” di via Pacinotti, Paolo Negri, ha espresso parere favorevole (dopo un primo apparente no) «al progetto dell’amministrazione per la salvaguardia del territorio per migliorarne la sua visibilità” ribadendo perplessità legittime sulla «gestione del sito non ancora definita» aprendo, al contempo, ad un «confronto costruttivo senza barricate e posizioni di scontro».

Confronto con la città che, a più riprese, hanno invocato le opposizioni e il neo-costituito comitato “per il Territorio” (rappresentato dal direttivo composto da Maria Giannattasio, Serena Ranieri, Giuseppe Bisogno, Aniello Colonnese e Gianluca Procida) che ha formalizzato al sindaco Lanzara la richiesta di un incontro per discutere delle “proposte già avanzate: riconversione dell’impianto già esistente di Sardone, utilizzo dell’impianto di Salerno». «Soluzioni – sostengono dal comitato – percorribili e di buon senso pronti a discuterne sin da subito».

La questione è stata posta anche nel consiglio comunale “a distanza” tenutosi mercoledì, rilanciata dal consigliere di maggioranza Adolfo Citro (che ha lasciato il movimento Campania Libera e rimesso al sindaco le proprie deleghe) il quale ha evidenziato «idee differenti» rispetto a «decisioni già prese e non largamente condivise» sui temi della «gestione dell’ecodistretto e sul Puc mai approfonditi», assicurando in ogni caso «lealtà al progetto politico di discontinuità voluto dagli elettori».

Come era scontato, sulla scelta di realizzare l’impianto di compostaggio a Sant’Antonio, alcuni imprenditori della zona hanno rilasciato a mezzo stampa le proprie preoccupazioni rispetto alla vicinanza del centro abitato e di importanti aziende agroalimentari e operanti nella logistica dall’area in cui dovrebbe realizzarsi l’opera che andrà a trattare circa 30mila tonnellate di rifiuti.

Dallo studio di fattibilità tecnica ed economica predisposto dalla Regione e approvato dalla giunta comunale, sul territorio di Pontecagnano Faiano sono state individuate quattro possibili locazioni per la realizzazione del progetto in esame: oltre alla zona industriale di Sant’Antonio, ci sono due aree contigue in prossimità del ponte sul fiume Picentino alla via Irno e un’altra zona a sud, in località Picciola, resa accessibile dalle strade provinciali 417 e 275.

Le ultime due aree – si legge – sono sottoposte a «vincoli ambientali» (via Irno) e «tutela dei beni immobili di interesse paesistico» (Picciola) e presentano «in merito all’efficienza stradale un livello scarso» in quanto la via d’accesso al sito è garantita dalla via Irno che si connette alla SS18 in prossimità del ponte sul fiume Picentino, area oggetto di un nuovo progetto di viabilità da parte della Provincia di Salerno; inoltre «si segnala una discrepanza nello stato delle due vie di comunicazione di accesso» per il tratto della Sp275, denominato via Lago Lucrino (in località Picciola), e la Sp417». «Solo l’area 1, ovvero la zona industriale di Sant’Antonio – si evince ancora dagli elaborati dello studio – non risulta soggetta a vincoli ed «è caratterizzata da un buon grado di accessibilità stradale».

Dunque, al netto di possibili ulteriori valutazioni relative all’ubicazione dell’impianto, la Regione sembra aver già ristretto il “campo” delle aree idonee ad ospitarlo. Qualche domanda per fare ulteriore chiarezza è d’obbligo.

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