Pellegrino: “Aggregare tutte le forze che considerano il reddito di cittadinanza un danno per il Paese”

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“Purtroppo viviamo in un paese in cui quelli bravi devono essere abbattuti: in politica, come nelle professioni, quando c’è qualcuno migliore degli altri i mediocri si alleano contro chi riesce ad emergere, sfoderando invidie e cattiverie”. E’ questo il giudizio a freddo del consigliere regionale Tommaso Pellegrino in seguito alla caduta del governo Draghi. Enfant-prodige della politica, esponente dell’area (estremamente) moderata del centro-sinistra dopo un esordio da deputato, a 34 anni, nella Federazione dei Verdi di Alfonso Pecoraro Scanio, nei vari e diversi ruoli istituzionali ricoperti (da quello di deputato sino a quello di sindaco di Sassano passando per la presidenza del Parco del Cilento) Pellegrino ha mostrato da sempre un certo pragmatismo. Ed è proprio il suo cursus honorum a renderlo uno dei papabili ad una candidatura alle prossime elezioni politiche, in rappresentanza del partito guidato da Matteo Renzi. Che, tuttavia, dovrà confrontarsi, visto il taglio dei parlamentari purtroppo “subìto” dalle forze moderate, con la necessità di raggiungere la fatidica soglia di sbarramento per potersi aggiudicare una rappresentanza degna di questo nome alla Camera e, ancor di più, al Senato. Dunque, per Italia Viva, cresce la necessità di coalizzare un fronte repubblicano che si opponga tanto al sovranismo dei partiti di destra quanto alle proposte radicali e assistenzialistiche del Movimento 5 Stelle. Difficile, però, potrà essere perseguire quest’obiettivo – commenta Pellegrino – senza partire dal Pd. Con il quale, però, i rapporti con Italia Viva, specie negli ultimi tempi, non sono stati dei migliori. Ma non a livello regionale, un costesto nel quale i renziani sono parte integrante della maggioranza che sostiene Vincenzo De Luca. Occorrerà attendere ancora qualche settimana per avere un quadro chiaro e definito della coalizione anti-sovranista. 

Onorevole, la caduta del governo Draghi ha inevitabilmente destabilizzato il panorama politico italiano. Italia Viva, il partito di cui lei fa parte, ha da sempre sottolineato l’importanza di mantenere la maggioranza in vita per completare la cosiddetta “agenda Draghi”. L’orizzonte è, adesso, quello delle elezioni politiche. Che tipo di percorso seguirà Italia Viva?

“Far cadere Draghi, ovvero l’italiano più rispettato al mondo, è la dimostrazione di una classe dirigente mediocre, entrata in Parlamento con il grido del populismo e della demagogia, facendo accordi di ogni tipo pur di mantenere le poltrone. Ma questo non è successo soltanto a Draghi: è capitato anche a Renzi, e a tanti altri dirigenti politici che si sono distinti, con la loro buona e valida azione di governo, sui territori. Italia Viva vuole andare nella direzione delle competenze, del merito, rimettendo in campo una classe dirigente autorevole e capace che possa svolgere quanto programmato dall’italiano più stimato e rispettato al mondo, ponendo fine ai disastri compiuti dal governo Conte durante la pandemia. Avevamo riacquisito autorevolezza internazionale: è questo ciò cui vuole lavorare Italia Viva, con l’obiettivo di costruire un’area liberale, riformista, repubblicana, che ci consenta di riacquisire una fiducia nei confronti dell’Italia, a partire da un patto con i cittadini”. 

La costituzione di un polo centrista che abbia nel suo perimetro anche tutte le forze repubblicane ed antipopuliste come Azione, i centristi ed i fuoriusciti di Forza Italia è possibile? 

“Iv rappresenta un polo liberale e riformista, che vuole opporsi con decisione a tutte quelle forme di populismo e di demagogia che a tutti i livelli si sono impossessate della politica nel nostro paese. Credo che con Azione, oltre che con tutte le altre forze politiche che si riconoscano in una visione liberale della società, occorra far prevalere l’interesse del paese e non quello personale. Credo sia necessario aggregare tutte quelle forze che considerano il reddito di cittadinanza un danno per il paese, disabituando al lavoro e creando difficoltà per gli imprenditori. Misure come questa non hanno prodotto nulla se non macerie e disagi, ed anche il governo Draghi rispetto a questi temi aveva iniziato a dare delle risposte”.

Bisogna tener conto, però, anche, della necessità di dover fronteggiare il taglio dei parlamentari che ridurrà le occasioni di rappresentanza per i territori. 

“Il taglio dei parlamentari credo sia stato un errore, in quanto questo favorisce non una maggiore espressione della democrazia, ma i cerchi magici romani riducendo la rappresentanza democratica dei territori, che si allontanano sempre di più dalle istituzioni centrali. Occorreva certamente portare avanti una semplificazione, abbiamo provato a farlo con Renzi prima del Referendum. Ma c’è un elemento che mi consola, in tutto questo: molti di coloro che sono stati protagonisti di questa riforma resteranno – come meritano – a casa, e questo ben gli starà”. 

Le sue aree di riferimento sono il Cilento ed il Vallo di Diano: di cosa hanno bisogno per poter proseguire il loro percorso di sviluppo avviato in questi anni?

“Il nostro territorio ha bisogno certamente di infrastrutture: abbiamo fatto come Parco un grande lavoro nel Cilento e nel Vallo di Diano. Un impegno, quest’ultimo, che sta proseguendo anche grazie alle risorse del Pnrr, cercando di aumentare il livello dei servizi erogati. Abbiamo visto come i flussi turistici negli ultimi anni sono notevolmente aumentati nel Cilento, nel Vallo di Diano e negli Alburni. Il nostro non è un turismo di massa, ma esperienziale, e dunque un po’ più ricercato. Occorre che questo sia accompagnato da servizi di qualità; e su questo dobbiamo lavorare. Altro tema su cui dobbiamo sforzarci è quello dei giovani: bisogna arginare quanto più possibile lo spopolamento. Io sono dell’idea che i nostri ragazzi debbano andare fuori, arricchire il proprio bagaglio culturale, e vivere esperienze sia formative che professionali. Ma, una volta rientrati nel loro territorio di origine, devono poter avere tutte le opportunità a disposizione per poterci lavorare e mettere su famiglia. Ciò è possibile farlo da una parte, mettendo in campo infrastrutture e servizi, dall’ altro potenziando la valorizzazione delle risorse del nostro territorio, dai siti “maggiori” a quelli “minori” (che poi “minori” non lo sono, ndr). Dobbiamo rendere tutto il nostro patrimonio, nella sua interezza, capace di generare occasioni importanti di lavoro per i nostri giovani”. 

I rapporti tra i dem ed Italia Viva, a livello nazionale prima ancora che regionale, non sono idilliaci. Eppure sembra necessaria una convergenza: è d’accordo?

“Certamente tocca al Pd oggi costruire un fronte repubblicano, liberale e democratico che possa opporsi ad una destra che ormai è ben lontana dall’agenda Draghi. Bisogna convincersi che da una parte c’è la politica del merito, delle competenze, del lavoro, del fare: quest’ultima deve contrapporsi ad un modello completamente diverso. Il Pd dovrà valutare le condizioni per poterlo fare. Noi, d’altra parte, proseguiamo con il nostro progetto, sotto la guida di Matteo Renzi”.

Da uomo di punta del partito, quale sarà il suo ruolo in questa competizione?

“Continuo a fare il consigliere regionale; nel caso in cui potessi essere utile a Italia Viva non farò mancare la mia presenza. Non mi tiro indietro quando c’è bisogno di metterci la faccia. Sono sereno nel proseguire il mio lavoro, e non credo sia necessario dovermi preparare ad un percorso elettorale”. 

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