Il Tribunale di Napoli accoglie il ricorso della Cisl Università. La nota del segretario De Simone

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In seguito al ricorso promosso dalla FSUR CISL Università, il Tribunale di Napoli, con la sentenza n. 6091/2022 ha accertato l’antisindacalità del comportamento tenuto dall’Azienda Ospedaliera Universitaria “Luigi Vanvitelli”, consistita – come si legge nel testo del dispositivo – nell’aver inquadrato illegittimamente il personale assunto a seguito di concorsi dalla stessa indetti ai sensi del CCNL della Sanità in luogo del CCNL dell’Istruzione e Ricerca come previsto dalla normativa vigente. L’organizzazione sindacale ha espresso, in una nota diramata questa mattina, soddisfazione per il verdetto del Tribunale partenopeo.


Il Giudice ha ordinato all’azienda (oggi guidata dal dottor Ferdinando Russo) la cessazione del comportamento illegittimo avverso la Federazione di categoria della CISL, specificando che deve essere applicato il CCNL del comparto Istruzione e Ricerca ai vincitori di concorso indetti dalla stessa Azienda, in particolare, inquadrandoli nella categoria universitaria corrispondente a quella illegittimamente attribuita del CCNL Sanità – si legge nella nota della Fsur Cisl UniversitàContrariamente a quanto aveva disposto la Regione Campania, infatti, questa sentenza conferma che a tutti i lavoratori che operano all’interno delle Aziende Ospedaliere Universitarie di Napoli deve essere applicato lo stesso contratto di lavoro, garantendo i medesimi diritti, uguali prerogative, le stesse possibilità e
identiche competenze, indipendentemente da chi è il datore di lavoro (Azienda o Università) o da chi è l’Ente finanziatore (Fondo Sanitario regionale o Fondo di Funzionamento universitario)
“.


Sono quasi duemila i lavoratori coinvolti nella vicenda dell’illegittimo inquadramento imposto dalla Regione Campania alle due AOU “Vanvitelli” e “Federico II” che, invece di opporsi ai provvedimenti regionali assunti in palese violazione della Legge statale e dei contratti nazionali, hanno preferito assecondare la Regione arrecando un grave danno alla nostra Organizzazione e ai lavoratori delle Aziende universitarie – ha affermato il Segretario Generale Nazionale della CISL Università, Francesco De Simone Sorrentino
L’illegittimità era talmente evidente che stentiamo ancora a credere di aver dovuto disturbare il Tribunale di Napoli per ribadire un principio fondamentale del Testo Unico del Pubblico Impiego. Una singolare presa di posizione della Regione Campania e delle AOU incomprensibile su cui bisognerebbe fare chiarezza. Proponendo il ricorso non abbiamo voluto solo tutelare il nostro diritto a rappresentare i lavoratori delle AOU ma abbiamo voluto salvaguardare i diritti di centinaia e centinaia di colleghi recentemente assunti dai due Policlinici Universitari Vanvitelli e Federico II a cui dovevano essere riconosciute tutte le prerogative previste dal CCNL Istruzione e Ricerca analogamente ai colleghi dipendenti delle due Università e operanti presso i Policlinici”.


Per far fronte all’azione promossa della struttura territoriale della FSUR CISL Università – ha aggiunto De Simonesono stati pagati migliaia di euro dei contribuenti ad avvocati esterni e consulenti che si aggiungono a tante altre spese per dotare l’Azienda di procedure di gestione di un CCNL non applicabile al personale dipendente”.

“Chi pagherà i danni arrecati alla cosa pubblica? E soprattutto chi ripagherà i lavoratori del tempo trascorso e della perdita di opportunità? – ha concluso il Segretario Generale della CISL UniversitàQueste sono solo alcune domande che poniamo pubblicamente ai vertici aziendali e a chi aveva il dovere di intervenire avendo ricevuto tutte le segnalazioni in tempo utile”.


“Il Tribunale, infatti – stando a quanto puntualizzato nella nota da parte dell’organizzazione sindacale – ha chiarito anche che non può avere nessuna rilevanza la circostanza che la determinazione di applicare il CCNL Sanità derivi da una dovuta ottemperanza a una precisa disposizione della Regione Campania, perché, nel quadro normativo vigente confermato anche dall’Ispettorato per la Pubblica Amministrazione presso il Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la condotta censurata resta comunque nella paternità dell’azienda”.

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