Riforma fiscale in vacanza

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di Andromeda Di Filippo

Lo scorso 23 giugno è stato approvato dalla Camera il disegno di legge delega per la revisione del sistema di imposizione fiscale.

Entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il Governo avrebbe dovuto adottare uno o più decreti legislativi recanti la revisione del sistema fiscale, fissando anzitutto principi e criteri direttivi generali cui deve attenersi la stessa revisione. Infatti l’articolo 1 delega il Governo ad adottare, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi recanti la revisione del sistema fiscale, fissando principi e criteri direttivi generali.

In estrema sintesi si prevede il mantenimento del regime forfettario; la revisione dell’IRPEF, nel rispetto del principio della progressività, finalizzata a ridurre le aliquote medie IRPEF, a partire da quelle relative ai redditi medio-bassi, con particolare riferimento ai giovani; un riordino delle deduzioni e delle detrazioni IRPEF, tenendo conto della loro finalità e dei loro effetti sull’equità e sull’efficienza dell’imposta; numerose misure di semplificazione degli adempimenti dichiarativi e di versamento per i lavoratori autonomi e gli imprenditori individuali; il graduale superamento dell’Irap; la sostituzione delle addizionali regionali e comunali all’Irpef con delle rispettive sovraimposte; la riforma del sistema della riscossione e potenziando le relative attività con adozione di nuovi modelli organizzativi e forme di integrazione nell’uso delle banche dati; l’aggiornamento dei dati catastali; la codificazione delle norme tributarie, avviando un percorso per giungere a un riordino di tutte le norme all’interno di Codici.

Ma la prematura caduta del Governo dello scorso 21 luglio rischia di rendere vani gli sforzi profusi per la realizzazione di una vera a propria “rivoluzione fiscale”. In piena campagna elettorale tornano di nuovo in discussione temi fiscali come flat tax, voluntary disclosury del contante, rottamazione delle cartelle esattoriali, ecc.

Il vero tormentone estivo- scopiazzato dalle hit di qualche anno fa- è la “tassa piatta”, cioè un’imposizione fiscale comune per tutti coloro che si trovano in una determinata fascia di reddito stabilita dalla legge, che si contrappone al sistema di tassazione progressiva con aliquote a scaglioni.

Nel concreto l’ipotesi più diffusa è che la flat tax, al 15% o al 23%, sia limitata ai redditi incrementali cioè all’eventuale quota imponibile dichiarata che superi i livelli dell’anno precedente. Tra i vantaggi millantati spiccano la semplificazione della tassazione, l’aumento della crescita economica, una diminuzione dell’evasione fiscale.

In realtà nessuno dei vantaggi suddetti è stato dimostrato analiticamente nè è possibile quantificarli ex ante: per esempio la riduzione dell’imposta potrebbe favorire l’evasione in quanto in caso di multa, essendo questa proporzionale alle tasse, si andrebbe a pagare di meno.

Gli oppositori, poi, sostengono che il vero vantaggio economico sarebbe garantito soltanto a chi ha redditi più elevati ed inoltre temono che la fonte di finanziamento di tale risparmio fiscale possa essere il taglio dei servizi pubblici. I costituzionalisti, inoltre, ritengono che la flat tax violerebbe il principio di progressività del sistema fiscale previsto dall’articolo 53 della Costituzione. Eppure nel dossier del 17 giugno 2022 si legge che “resta fermo che la revisione dell’Irpef deve avvenire nel rispetto del principio di progressività e che detta riforma preveda la riduzione graduale delle aliquote medie effettive ma, come specificato in sede referente, ciò deve avvenire a partire da quelle relative ai redditi medio-bassi”. In realtà con l’introduzione di un sistema di deduzioni fiscali strutturate in relazione al reddito del dichiarante, così come è previsto nella legge di riforma ormai arenata, si potrebbe salvaguardare la costituzionalità della proposta fiscale. 

È evidente che un’organica riforma fiscale è oggi quanto mai necessaria per il nostro Paese, ma perché possa essere avviata è indispensabile un’univoca e definita visione politica, che solo un governo coeso e di maggioranza potrebbe garantire.

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