Il consiglio di Rotondi: “Mario Draghi? Sia più politico”

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“Una soluzione può essere solo favorita da Draghi”. Così Gianfranco Rotondi, storico esponente dell’area moderata di centrodestra, segretario nazionale di Verde è Popolare, esprime la sua visione sulla crisi di governo in essere. L’erede ideale della tradizione democristiana all’interno di Forza Italia spesso ha avuto pareri divergenti rispetto tanto al mainstream dell’opinione pubblica quanto alla maggioranza del suo partito, mostrando, però, sempre fedeltà alla causa azzurra. Eppure, in quest’occasione, ritiene che Draghi avrebbe dovuto assumere un atteggiamento più “politico”. I veti incrociati di Cinque Stelle e centrodestra non farebbero altro – a suo parere – che prospettare il cosiddetto “piano inclinato” verso le elezioni politiche che inevitabilmente si stra profilando, nonostante la situazione socio-economica del paese non sia delle migliori. Dunque, non resta che aspettare le prossime elezioni, che, presumibilmente, si terranno tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre, profilando – secondo il parlamentare – una quasi certa vittoria del centrodestra “di opposizione” a scapito delle forze che hanno sostenuto il governo dell’ex numero uno della Bce. 

Onorevole, è crisi (conclamata) di governo: se l’aspettava?

“La situazione mi pare aggravatasi parecchio negli ultimi giorni, anche se di qui a mercoledì la partita è certamente ancora aperta: come avrebbe detto Winston Churchill, una settimana rappresenta un periodo lunghissimo in politica”.

Come sbrogliare la matassa?

“Una soluzione può essere solo favorita da Draghi. Di certo la strada si farebbe più stretta nel caso in cui dinnanzi alle camere dovesse presentare un “prendere o lasciare”. 

La responsabilità, dunque, non è soltanto di Draghi.

“Draghi dovrebbe essere un po’più politico, proprio alla luce del fatto che il suo è un governo di resposnabilità nazionale”. 

Tante sono le pressioni, sia interne che internazionali, che sono esercitate sul premier a vario titolo, dalla stima di Biden alla lettera dei mille sindaci, anche di centrodestra. 

“La reazione del paese da una parte può dare atto a Draghi della stima di cui è circondato. Il paese reale che si sta mobilitando, così come i sindaci, la gente comune. Ebbene, tutto questo mondo non vedrebbe bene le sue dimissioni”.

Che, però, alla luce delle chiusure incrociate di centrodestra e, soprattutto, dei Cinque Stelle, sembrano essere una prospettiva concreta come mai prima d’ora. 

“Il piano inclinato verso le elezioni è purtroppo conclamato, e queste restano l’ipotesi più probabile: si terranno, probabilmente, tra la fine settembre e l’inizio di ottobre”.

Come mai l’ipotesi che sembrava più lontana temporalmente e distante concettualmente oggi è divenuta così concreta?

“I Partiti sono tentati dal voto, a fine legislatura c’è voglia di scaricare i vecchi parlamentari”.

Ma questo non cozza con il famoso termine dei quattro anni e sei mesi per la maturazione dei vitalizi, “aggravato”, nella prospettiva dei parlamentari uscenti, dal taglio che si profilerà per i nuovi scranni?

“Vede, anche nella prima repubblica i parlamentari non volevano andare al voto, ma alla fine anche all’ epoca, quando i segretari di partito si muovevano in tal senso, c’era poco da fare. Negli anni ’80 Craxi disse che il treno era al capolinea e il macchinista doveva scendere: si andò a votare”. 

Ma non sarebbe più opportuno almeno approvare la legge di bilancio e scongiurare il rischio dell’esercizio provvisorio?

“Sarebbe normale trovare un patto di fine legislatura se avessimo una classe dirigente ben disposta ad assumersi le sue responsabilità, e non alla ricerca di popolarità, mentre accade il contrario”. 

L’ipotesi di un governo tecnico per proseguire la legislatura è plausibile?

“Non credo ci possa essere un governo istituzionale, e più probabile che Draghi abbracci la sua croce fino alla fine”.

Le elezioni anticipate a fine settembre o, più probabilmente, agli inizi di ottobre, che esito potrebbero dare?

“Penso che ci sarà una prevalenza del centrodestra con una netta vittoria della Meloni. A sinistra bisogna vedere se ciò che resta del campo largo o larghissimo possa aggregarsi alla candidatura di Sala. Entrambi sono stati non a caso i primi presentatori del mio libro la Variante Dc, quindi sarebbe un mio successo”.

Mentre quali potranno essere le sorti elettorali del cosiddetto centrodestra di governo?

“Lega e Forza Italia pagheranno il dazio del fallimento dell’esperienza di governo”.

Come mai lo definisce tale?

“Un’esperienza di solidarietà nazionale che finisce gambe all’aria è un fallimento, e difficilmente l’elettorato premierà le forze che ne sono state protagoniste”.

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