Tra volontà di cambiamento e sfiducia: la parola ai giovani in vista del voto

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Mancano 49 giorni alle prossime elezioni politiche. Domenica 25 settembre tutti gli italiani (si spera utopisticamente) spolvereranno le proprie tessere elettorali per decidere il futuro della politica italiana, anche se prima del previsto! Infatti, le dimissioni del Premier Draghi hanno anticipato il ritorno alle urne di 5 mesi, previsto originariamente per marzo 2023.

Una situazione che non ha sorpreso del tutto gli italiani, abituati a veder cambiare il proprio timone politico più spesso di quanto stabilito dalla legislazione.

Così, ‘ai piani alti’ si stringono alleanze e si scrivono programmi. La propaganda, ormai sempre più social, avanza a colpi di post su Tik Tok, Facebook e Instagram. I protagonisti sono i maggiori esponenti politici che cercano di raggiungere chi è più sordo all’appello delle urne: i giovani.

La loro voce si fa ben sentire tra mura domestiche, chiacchierate al bar e pagine digitali, divenute luogo privilegiato del dibattito e fonte primaria d’informazione. Il linguaggio oscuro ed astratto dei politici e dei giornalisti televisivi, infatti, spinge a cercare intermediari della comunicazione che parlino da e per i giovani. Gli ex liceali prediligono video brevi ed efficaci pubblicati da creator di Tik Tok e Instagram, come ci racconta Lara Mattia:

“Dal Telegiornale non reperisco dati adeguati a sviluppare un mio pensiero critico. Avverto il bisogno di un contatto e di un confronto diretto coi candidati. Tik Tok è la mia fonte principale, ma sono cosciente che il suo algoritmo mi bombarda di contenuti affini ai miei interessi non permettendomi il confronto con le controparti”.

L’imminente confronto col bianco della scheda unisce tutti in una sfiducia generale nella direzione nazionale dello Stato e nel futuro del ‘Bel Paese’: maturandi, novizi della tessera elettorale, studenti universitari e neolaureati che ora si affacciano al mondo del lavoro.

L’anticipo delle elezioni è percepito come sintomo di una situazione politica altalenante, incapace di restare salda fino alla fine di un mandato. Pensiero che ben si evince dalle parole di due studentesse universitarie:

È il sesto governo che cade nelle ultime due legislature. Ora l’Italia ha bisogno di stabilità per diventare uno stato all’avanguardia e affrontare al meglio la crisi economica legata alla pandemia e la guerra” – evidenza amaramente Imma Ciancaleoni.

Infatti, come spiega Letizia Liguori, uno dei problemi della politica italiana è proprio quello di “non essere in grado di arrivare ad un compromesso. Ci si confronta discutendo senza costruire”. Ci si dimentica che la politica in realtà è “l’azione per eccellenza del dialogo”, come la definisce la diciottenne Martina Mautone.

La sfiducia, quindi, non è solo tra coloro che dovrebbero guidare i cittadini, ma soprattutto “tra i giovani nei confronti della politica italiana e della stessa società”, secondo il laureato Orazio Fusco.

Tutto ciò contribuisce ad allontanarli dalla cabina elettorale, spegnendo l’emozione provata all’arrivo della tanto agognata tessera e l’illusione di poter davvero fare la differenza. Il voto diventa così più un dovere civico che un diritto faticosamente conquistato. Questo, però, non vale per tutti. Per l’universitario Francesco Musto, è giusto votare in assenza di compromesso, anzi, perfino la scheda bianca può lanciare quel segnale di ribellione nei confronti di una “politica che corre dietro a parole vuote, denudate della loro vera ideologia”. Si usano temi sensibili come ambiente, energia e libertà per coinvolgere e creare alleanze con gli ex avversari. Questo destabilizza gli elettori, più certi su chi non votare che su chi scegliere.

Infatti, anche tra i neolaureati, veterani del voto ma figli del ‘pensiero debole’, si sente la mancanza di un’ideologia forte in cui credere e si valuta se restare a casa quel giorno. Poche tracce ne rimangono solo nei partiti di Destra, da qui la popolarità di esponenti come Giorgia Meloni. Gli appunti del suo ‘programma conservatore’ spopolano sui social e dividono l’opinione pubblica tra paura e sana curiosità così come i video-commenti dei suoi oppositori.

In ogni caso quest’anno sarà diverso, “deve esserlo” è l’appello di Martina:

Basta urne vuote! Il voto, se consapevole, è un diritto importante, che permette di dare un contributo personale al cambiamento. Purtroppo, alcuni miei coetanei danno più importanza a ‘collezionare’ i timbri sulla tessera che pensare al loro reale significato. Per creare un vero confronto e riconquistare la nostra fiducia la politica dovrebbe scendere dai ‘sedili rossi’ e avvicinarsi a noi. Solo così ritorneremmo a crederci davvero”.

E così, quasi profetico ritorna attuale l’eco del cantante Giorgio Gaber, dal lontano (ma non così tanto) 1978: “Vogliamo uscire a testa alta dalla crisi? Eh? Salviamo ‘sto paese? Sì?

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