«Coronavirus?A Milano l’arte non molla»

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di Luana Izzo*

In un momento molto delicato per la nostra società, che si trova a gestire un’importante emergenza sanitaria, il teatro chiude momentaneamente battenti ma vive attraverso tv, social, giornali e anche noi continuiamo a raccontare il teatro attraverso la nostra rubrica. Oggi incontriamo Christian Mandas, sardo di nascita, milanese di adozione, attore, regista, autore della compagnia teatrale “Princesa” di Milano.

Christian, come nasce “Princesa”?

«Tutta inizia nel 2018 quando ho incontrato Valeria Colizzi. Abbiamo frequentato insieme la scuola di teatro “Quelli di Grock” a Milano e abbiamo proseguito gli studi di recitazione con l’attrice e insegnante Brunella Andreoli che ha segnato la nostra formazione. Mentre io ho approfondito il mondo della scrittura, Valeria si è dedicata anche a quello della danza».

Il vostro è un teatro contemporaneo con vocazione sociale giusto?

«Il nostro intento è quello di proporre un teatro inedito di cui siamo autori. Dall’osservazione attenta e critica della realtà emerge un’umanità sempre più fragile fatta di solitudine, paura, bisogno di trovare il proprio posto e di far sentire la propria voce. La volontà della compagnia è di attingere da questo osservatorio umano mantenendo sempre vivo il processo di ricerca di nuovi linguaggi, stili e materiali drammaturgici con una particolare attenzione al corpo e alla sua espressività aldilà della parola».

Che ci dici dei vostri spettacoli?

«Per ora abbiamo scritto e prodotto tre spettacoli: “Pater Noster” che tratta il tema della diversità, dell’emarginazione del diverso, “Il cortile” racconta invece le intime confidenze di tre sconosciuti che si raccontano incontrandosi in un cortile in un modo inaspettatamente naturale, senza paure, infine il nuovo nato, “Levitico 24, 19-20” che vedrà la messa in scena nei prossimi mesi. Uno spettacolo sulla violenza sessuale e sulla vendetta. Il titolo rimanda al passo della Bibbia che dice: “occhio per occhio, dente per dente”. Perché, per alcune cose, non c’è perdono».

Come state vivendo questa emergenza sanitaria voi che vivete nella regione più colpita, la Lombardia?

«È un momento difficile perché è tutto fermo, prove, incontri, spettacoli. Il teatro è già povero e questa è una bella batosta. Ma allo stesso tempo però c’è un’incredibile forza e voglia di fare e di creare. Gli attori a Milano continuano a pubblicare video di racconti e storie, i ballerini danzano creando ogni giorno mini performance da condividere. C’è voglia di stare uniti con un linguaggio comune, è come se la rete di artisti rispondesse all’impotenza con la bellezza. Lo spettacolo in qualche modo sopravvive sempre. La nostra compagnia, ad esempio, è in piena fase creativa, questa reclusione forzata mette in moto nuove riflessioni e spunti, e nonostante alcuni progetti in programma tra marzo e aprile sono al momento bloccati, abbiamo almeno due lavori paralleli che sono in fase embrionale. L’arte a Milano non molla».

*officina teatrale “Primomito”

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