“Didattica in presenza? Una necessità”

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Timori per il ritorno tra i banchi ma anche tanta voglia di normalità

di Andrea Bignardi

L’utilizzo della mascherina in classe, la didattica a distanza, e soprattutto le norme di comportamento da seguire nel caso in cui si manifestino sintomi influenzali sono grandi punti interrogativi non solo per gli insegnanti ed il personale scolastico ma anche per gli studenti, i veri grandi sconfitti dell’emergenza Covid, la categoria che più di tutti ne hanno patito i disagi. E che più di tutte, a dispetto dei luoghi comuni, avverte come prioritaria la ripresa della didattica in presenza. “La nostra non è una polemica fatta nei confronti delle istituzioni perchè mi rendo conto che la situazione è davvero complicata da gestire e che nessuno avrebbe mai potuto pensare di affrontare ‐ commenta Luca Cifarelli, rappresentante d’istituto del Liceo Da Procida ‐ Detto questo è chiaro che ci sono dei limiti che vengono da prima dell’emergenza coronavirus. Se ci troviamo in una situazione in cui dobbiamo partire da zero per affrontare quest’emergenza è per il fatto che la scuola in generale è sempre stata molto bistrattata”. “Sicuramente nonostante dal governo arrivino alcune indicazioni in realtà la regione deve ancora stabilire definitivamente quando ci sarà la riapertura, e questo è un altro grande elemento di incertezza ‐ continua ‐ Anche sul distanziamento non c’è molta chiarezza: non si capisce se la mascherina dovrà essere utilizzata al banco o semplicemente quando ci si sposta. E poi non è ancora chiaro come comportarsi nel caso in cui qualcuno di noi abbia anche un semplice raffreddore”. Effettivamente gestire sintomi influenzali in aula non sarà semplice, soprattutto in quelle particolarmente affollate dove non potrebbe essere possibile rispettare a pieno le indicazioni dell’Iss, con la conseguenza di dover utilizzare costantemente la mascherina. Agli studenti che accusassero sintomi anche lievi non resterebbe che collegarsi a distanza, dalle proprie abitazioni, per seguire le lezioni quotidiane, ma con delle ripercussioni evidenti sulla qualità delle nozioni apprese. L’utilizzo della Dad si sarebbe potuto evitare, secondo Antonio Casciano, neodiplomato studente del “Tasso” e membro del collettivo “Studenti Ribelli”, rafforzando le infrastrutture scolastiche e consentendo il recupero di spazi per garantire il distanziamento sociale. “Senza andare ulteriormente a cementificare il territorio, le strutture già esistenti potrebbero essere tranquillamente in grado di rispondere alle esigenze di spazi più ampi per l’esercizio della didattica ‐ afferma ‐ Invece di creare un vero e proprio piano per l’edilizia scolastica si è invece bypassato il problema, continuando a dare soldi ai privati senza investire nel pubblico. Come sosteniamo già da tempo, occorrerebbe un fondo speciale per l’edilizia scolastica dal quale attingere per garantire da un lato le strutture necessarie a ottemperare alla necessità di garantire il distanziamento tra gli studenti, dall’altro di potenziare e migliorare tutto l’apparato che versa spesso in condizioni di manutenzione ordinaria già pessime“. Migliorare la condizione degli edifici scolastici sarebbe dunque il primo passo per garantire una didattica in presenza, considerata insostituibile paradossalmente proprio dai nativi digitali. “L’obiettivo dev’essere non quello di prorogare la dad o di alternarla alle lezioni in presenza ma di garantire una ripresa in sicurezza ‐ continua ‐ Se si continua a investire in misure provvisorie regalando fondi a privati questa situazione provvisoria si trascinerà all’infinito, senza trovare una soluzione adatta che possa essere realmente a vantaggio della nostra categoria. Certo, il problema del Covid non si elimina, ma non è pensabile credere di risolverlo semplicemente acquistando beni di consumo che alla lunga potrebbero non garantire il regolare svolgimento di un’attività come la didattica alla quale noi studenti non possiamo in alcun modo rinunciare”.

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