#ioleggoperché2023, Diego De Silva incontra il Liceo “F. De Sanctis”, l’appello ai giovani: “Sognate e credeteci fino alla fine!”

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Grande entusiasmo e partecipazione per lo scrittore partenopeo Diego De Silva il quale, domenica 12 novembre alle ore 17:30 nella libreria Imagine’s Book, ha incontrato alunni e docenti del Liceo Classico-Scientifico “Francesco De Sanctis” di Salerno. L’evento è stato il momento clou a chiusura della settimana dedicata a #ioleggoperché, la campagna nazionale dell’Associazione Italiana Editori (AIE) giunta ormai all’ottava edizione e finalizzata ad arricchire con nuovi libri le scuole italiane.

Per il quinto anno consecutivo, infatti, l’istituto salernitano ha risposto alla ‘chiamata del sapere’ realizzando una serie di attività per far prendere coscienza ai propri alunni della ricchezza culturale dietro alle pagine di un buon libro. Dopo momenti di lettura nella biblioteca pubblica “SENAad opera del ‘biblio-team’ e la raccolta di donazioni nelle varie librerie-partner per incrementare il patrimonio librario di quest’ultima, non poteva di certo mancare l’“Incontro con l’autore”!

Diego De Silva

Ad aprire il ‘simposio’, i saluti istituzionali del Dirigente Scolastico prof.ssa Cinzia Lucia Guida che ha poi passato il testimone ai moderatori prof. Verrengia e prof.ssa Virtuoso. A presenziare anche il collaboratore del dirigente prof.ssa Noce e uno dei due referenti del progetto prof. Schiavone (insieme alla prof.ssa Adinolfi). I docenti del liceo salernitano hanno poi presentato la special guest della serata: Diego De Silva. Il vero fulcro, però, è stato il dibattito tra l’ideatore dell’“avvocato d’insuccesso Vincenzo Malinconico” e i giovani, curiosi e appassionati lettori in sala (gremita!). Un momento fortemente costruttivo che, attraverso le suggestioni e le domande dei tantissimi presenti, ha permesso di delineare un itinerarium filosofico-letterario all’interno della narrativa internazionale, della vita dell’autore e del mondo della scrittura.

Proprio quest’ultima la co-protagonista delle preziose pillole di saggezza e d’esperienza donate al pubblico che hanno rivelato interessanti retroscena della sua “scrittura empatica, immaginifica e descrittiva”:

Lo scrittore deve diventare un deus ex machina capace d’immergersi nel personaggio, qualunque esso sia: un analfabeta, un dottore o un avvocato. – ha rivelato per poi dare alcuni consigli su come costruire i propri beniamini letterari Bisogna pensare come lui e le parole non devono mai tradire la sua vera natura”.

Un processo creativo che in parte ricorda gli insegnamenti del ‘metodo Stanislavski’ e che vede nell’autenticità dei dialoghi il primo faro di verosimiglianza per chi legge. È proprio qui, inoltre, che primeggia quel leitmotiv musicale (da buon jazzista!) tipico della penna di De Silva:

Il dialogo risponde ad una musicalità del parlato che deve apparire quanto più verosimile possibile per trasmettere il suo messaggio. Oggi, il bravo lettore si accorge della dissonanza del testo come un bravo musicista di una nota stridente in un’armonia”.

Ha poi messo in luce quanto sia complicato mantenere invariato questo forte nesso tra parole, musica e organicità nella traduzione e diffusione di un testo a livello internazionale. Suggestivo soprattutto il racconto della sua ‘gioventù salernitana’, ricordi di quella Salerno chiaroscurale del passato ancora stretta nella piaga della droga che, però, è stata paradossalmente un impulso fondamentale per la sua carriera.

La zona orientale era il centro dei punti di spaccio e di eroina. In questa realtà le cose le dovevamo sognare e desiderare, ma questa durezza ci ha anche spronato a cercare delle forme di aggregazione giovanile”.

Ricordi inestimabili che hanno rammentato ai presenti la potenza dell’immaginazione, del viaggiare con la mente ‘oltre la siepe’ (facendo nostra una delle immagini più celebri del Leopardi) e perseguire i propri desideri. Da qui, in dulcis in fundo, il suo ultimo regalo e appello alle nuove generazioni:

“Essere giovani significa avere un sogno, credere in ciò che non esiste e lottare per realizzarlo. Perseverate, ancor di più quando tutto rema contro e tutti dicono che avete torto. Ciò vale anche per i sentimenti. Bisogna a credere nell’amore quando si soffre, non quando si è felici: è lì che capisci cos’è davvero. L’inizio (prima dell’esordio) è stato un salto nel buio. Nessuno credeva in me e poi, alla fine, quando è uscito il libro ed è arrivato il mio primo successo, si sono ricreduti. Sognate ragazzi, credeteci fino in fondo, fino alla fine, finché non potrete finalmente dire: ce l’ho fatta!”

Un evento che ha sicuramente lasciato un’impronta indelebile nella mente e nell’animo di tutti gli ascoltatori, ispirando e suscitando riflessioni sulle nostre radici, il ‘malinconico’ presente e il futuro per cui varrà la pena lottare.

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