Silvia Romano e il rientro in Italia

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di Walter Di Munzio psichiatra

E’ triste rivedere al lavoro con rinnovata veemenza il famigerato ufficio stampa della Lega, che spara indegne bordate contro la cooperante Silvia Romano. Responsabile di essersi convertita, responsabile di essere andata in Africa per “aiutare a casa loro” bambini a rischio sopravvivenza, a lavorare in quel martoriato continente (a proposito, non era esattamente questo ciò che rivendicava Salvini?), responsabile forse di essere tornata viva da un sequestro lungo quasi due anni. Chi la aggredisce? I soliti noti che, da una tastiera in una stanza sicura e ben pagati, svolgono la loro violenta missione di distruggere tutto ciò che non fa il gioco del capo o che non è funzionale alla sua ignobile propaganda, scortato da una pletora di giornalisti sistemati, in tempi di vacche grasse, nei punti strategici delle maggiori TV nazionali, alla faccia della libertà di espressione e di quel giornalismo libero … alla Feltri. Libero di offendere e di diffamare chiunque la pensi diversamente, o forse, solo che semplicemente pensi. Ma veramente abbiamo potuto pensare per un solo attimo che da questo disastro si potesse uscire più forti e solidali? Pia illusione, tra poco torneremo purtroppo alle peggiori abitudini che hanno caratterizzato il periodo che ha preceduto l’epidemia. Non conosco Silvia, ma provo nei suoi confronti una intensa simpatia e solidarietà. Non giudico la sua conversione – che di per sé non mi scandalizza – non giudico il suo look, certamente inadeguato, forse inopportuno, qualcuno l’ha mal consigliata o forse non l’ha consigliata affatto; certamente mi sono scandalizzato, assolutamente non più di quanto mi ha fatto provare un profondo senso di rifiuto, il comportamento – quello si – veramente scandaloso di un ministro dell’Interno che, in preda ad un irrefrenabile delirio di onnipotenza, ostentava flaccide membra su una spiaggia estiva chiedendo al popolo pieni poteri e cantando l’inno nazionale tra bagnanti adoranti e vagamente sbeffeggianti. Più che ignobile per un ministro della Repubblica. Prontamente punito dagli elettori e dal parlamento, fortunatamente più attenti e responsabili di qualche politico che, indegnamente, li rappresentava. Ma parliamo di Silvia. E’ una giovane donna poco più che ventenne che ha vissuto una lunga esperienza violenta ed estremamente difficile. E’ tornata a casa grazie ad una brillante operazione dei nostri servizi; ha riabbracciato la sua famiglia; ha candidamente confessato che durante la prigionia si è convertita all’Islam. Scelta personale e non priva di inquietudine e sofferenza, essendo ella stessa torturata e prigioniera di miliziani che si richiamavano a quella stessa religione. Quel velo verde ha scatenato gli odiatori seriali. Come si permette questa ragazzina “viziata”, con tutti i soldi che “abbiamo speso” per liberarla di fare e dire ciò che vuole, persino dichiararsi musulmana. Come se fosse inevitabile che essendo stata rapita da terroristi di religione musulmana il solo fatto di convertirsi a quella religione non poteva essere accettato, non doveva mai accadere e tantomeno poteva essere candidamente dichiarato. Alla faccia del libero arbitrio, della libertà delle proprie scelte, del rispetto dovuto a chi ha tanto sofferto e rischiato. Quel gesto doveva essere annullato nella percezione di massa della opinione pubblica, perché poteva attrarre consensi o comunque simpatie, considerate inopportune. E poco importa che se quei soldi sarebbero stati investiti dai servizi per liberarla, sarebbero stati investiti per salvare una giovane ragazza coraggiosa e generosa, poco importa se quell’ ”aiutare a casa loro” sia stato anche lo stanco refrain di chi oggi la aggredisce. Posso solo aggiungere che sono felice che sia tornata a casa e che vi sia tornata sana e salva. Lanciare bottiglie e pronunciare improperi irripetibili contro la sua persona e la sua abitazione è gesto ignobile, come offendere la sua moralità e qualifica solo chi agisce in nome di un gigantesco sentimento di rabbia, egoismo e arroganza. Sentimento inaccettabile ancor più in tempi come questi di oggi e credo che non paghi nemmeno dal punto di vista elettorale né che possa attrarre consensi di sorta.

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