Arti grafiche Boccia, licenziamento per 21 dipendenti

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Licenziamento collettivo per ventuno dipendenti di Arti Grafiche Boccia spa, azienda, da oltre sessant’anni, specializzata nella stampa di quotidiani e riviste fondata da Orazio Boccia e oggi guidata da suo figlio, l’ex presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. 

La società, nel mese di gennaio, ha, infatti, attivato la procedura di risoluzione dei rapporti di lavoro che, inizialmente, doveva interessare ventinove unità dello stabilimento di via Tiberio Claudio Felice su un organico di centoquindici.

Alla base della decisione di un’azienda che, tra il 2010 e il 2013, aveva consolidato un volume di fatturato pari a 45 milioni di euro all’anno, una serie di fattori ritenuti congiunturali e strutturali, tra cui pandemia e rincari, che hanno determinato un significativo squilibrio finanziario con un elevato indebitamento e perdite di esercizio per tredici milioni di euro. 

La situazione di crisi si è ulteriormente acuita con la disdetta dei contratti di stampa del quotidiano “Repubblica” e dei periodici Rcs.

Da qui la scelta dei tagli del personale: impiegati amministrativi, centralinisti, addetti alla cellofanatura, con l’esternalizzazione del settore, cessazione del reparto rotative-quotidiani, riduzione del reparto logistica. 

All’annuncio da parte della società, in un clima di preoccupazione e tensione, sono seguiti diversi incontri con le rappresentanze sindacali che hanno richiesto  maggiori tutele per i dipendenti in esubero e di scongiurare il rischio di stop delle attività, anche a seguito della cessazione delle misure protettive rese note dall’azienda raggiunte a seguito della procedura di composizione negoziata in essere fino agli inizi del mese di marzo.

In sede di confronto tra le parti, Arti Grafiche Boccia spa ha, dunque, confermato l’individuazione di un potenziale investitore (che sembrerebbe essere un’importante società della Puglia) interessato a rilevare un ramo di azienda in modo da garantire particolari garanzie.

Ultima tappa della vicenda, nei giorni scorsi, presso la direzione regionale per il lavoro di Napoli dove l’azienda ha confermato la riduzione del numero degli esuberi a ventuno unità (tenendo conto anche di una dimissione nel frattempo intervenuta) con la possibilità di successive ricollocazioni professionali.

Proposta accolta da una parte delle organizzazioni sindacali che, con le altre, hanno richiesto il proseguimento delle trattative col potenziale investitore per la salvaguardia del sito produttivo e l’individuazione dei lavoratori in esubero prioritariamente tra coloro che sono già in possesso dei requisiti pensionistici e che li matureranno durante i periodi di Cigs e Naspi.

 L’azienda si è, inoltre, impegnata a definire percorsi finalizzati ad incrementare le opportunità occupazionali dei lavoratori in esubero.

 All’accordo hanno aderito Cisal terziario, Uil Com e Rsu (che rappresentano la maggioranza dei lavoratori) mentre Slc Cgil e Fistel Cisl hanno confermato la propria contrarietà lamentando il mancato riscontro da parte della società sulle tutele precedentemente richieste con mancate risposte anche sulle esternalizzazioni previste. 

Una nuova pagina triste per il lavoro in provincia di Salerno.

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