Core al Sud, il progetto virtuoso nel Meridione per il Meridione

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di Davide Bottiglieri

Core al Sud è il progetto fondato da due giovani professionisti meridionali, che, in contrapposizione alla forte spinta migratoria del Mezzogiorno d’Italia, dovuta alla mancanza di opportunità lavorative, hanno deciso di restare per affiancare nuovi imprenditori nella fase di avvio aziendale, accompagnandoli dalla progettazione dell’idea all’ingresso nel mercato.

Da dove nasce la volontà di affiancare nuovi imprenditori così da aiutarli a rimanere qui al Sud?

Più che volontà, potremmo e dovremmo parlare di bisogno, di necessità. Eh sì, se il punto di partenza di ogni risultato è il desiderio, possiamo fermamente affermare che il desiderio di Core al Sud è quello di ri-attribuire dignità alla sua gente, al suo territorio. Territorio di estrema bellezza con un potenziale inquantificabile. Però, per quanto possa essere smisuratamente bello il posto che abitiamo, quotidianamente siamo costretti a scontrarci con mancanza di opportunità, informazioni di valore non veicolate, burocrazia macchinosa, ascensore sociale inesistente, spopolamento (assumiamoci anche le nostre responsabilità, non è che forse siamo troppo egoisti? Ndr.) . La volontà di ideare e strutturare Core al Sud è stata l’evoluzione naturale nata dal bisogno di far esplodere il potenziale del territorio e di chi lo popola. Il pensiero che si traduce in azione, azione che diventa proposta di valore (prodotto-servizio).

Perché conviene investire nel Meridione?

In questa sede possiamo dirti perché l’abbiamo fatto noi? Ecco le nostre ragioni: le radici saldamente ancorate al nostro territorio, alle nostre origini, alle nostre famiglie, alla nostra identità. Le competenze specifiche acquisite durante il percorso accademico e professionale e la nostra proposta di valore che si rivolge ad una nicchia di mercato specifica, ci hanno permesso di traguardare dall’idea al business.

Conviene per tutti?

Non è tanto una questione di convenienza ma di volontà, guardiamoci intorno! Ovunque, in Italia e nel mondo, ci sono attività che prosperano e altre che falliscono. Anche al Sud. Per fare impresa o stare sul mercato bisogna impegnarsi costantemente, immergersi nel proprio business, investire, assumersi le responsabilità e formarsi quotidianamente per migliorarsi e aggiornarsi. Fatta questa piccola ma doverosa premessa, possiamo risponderti che, senza ombra di dubbio, NON è per tutti. E, per quanto possano esistere delle convenienze in termini economici, dato che a livello europeo il Sud è classificato come Regione a basso sviluppo, e dunque destinatario di misure, agevolazioni, aiuti, sta sempre al singolo saper cogliere le opportunità e trasformarle in valore.

Come un giovane imprenditore può essere supportato da Core Al Sud?

Supportare è la parola giusta, non facciamo la “pratica” al posto del cliente, non ci interessa. Quello che proponiamo è un percorso all’imprenditorialità, il lavoro si fa insieme, i nostri clienti devono essere perfettamente consapevoli dell’impresa che devono affrontare. Per questo è necessario iniziare dalla base, costruire un modello di business sostenibile con una proposta di valore concreta. Il nostro contributo è quello di mettere in asse un percorso formativo-esperienziale, cerchiamo di trasferire approccio, metodi e tecniche per fare impresa, oltre a quella che è la mera gestione burocratica della pratica finalizzata ad ottenere le agevolazioni. Siamo consulenti aziendali non un pratichificio!

Quali sono gli errori che riscontrate con maggiore frequenza in chi vuole avviare un’impresa?

Non è il caso di parlare di errori. Ben vengano se sono di lieve entità, ci aiutano fare tesoro delle lezioni apprese. Piuttosto che parlare di errore dovremmo parlare di problema. Eh sì, l’assenza o la cattiva veicolazione delle informazioni che riguardano le opportunità di cui siamo destinatari è un reale problema. Ora siamo noi a farti una domanda. Ti sei mai chiesto perché i mass media non trattano o lo fanno in modo frammentario informazioni in tal senso? Noi quotidianamente ci poniamo questo quesito, tuttavia senza avere una risposta. Tant’è che abbiamo creato anche un blog per disseminare informazioni, a nostro avviso, di valore. Dato che l’abbiamo lanciato da poco, cogliamo l’opportunità di questa intervista per invitare chiunque fosse interessato ad alimentarlo con i propri articoli. Con la fine dello stato emergenziale dovuto al covid e il ritorno, per quanto possibile, a una vita normale, avete notato più timore o maggiore intraprendenza da parte degli imprenditori? Per quello che abbiamo detto finora, prima di affrontare un percorso consulenziale di accompagnamento all’autoimprenditorialità, valutiamo i requisiti formali e sostanziali mettendo in chiaro il lavoro e gli sforzi che si prospettano. Se percepiamo che dall’altra parte ci si vuole buttare sul mercato, magari perché c’è l’opportunità di ottenere “soldi” o perché è l’ultima speranza, la collaborazione, dopo indicazioni e invito a ripianificare, finisce lì. Per questo, non abbiamo riscontrate molte differenze tra pre e post pandemia. Non vorremmo essere ripetitivi, tuttavia, in ogni scenario, ogni contesto e ogni luogo ci sono attività che vanno bene ed altre che vanno male. La differenza, nella maggior parte dei casi la fanno le persone.

Qual è, all’interno di un progetto, la fase che ritenete più ostica e per cui è consigliabile un supporto professionale?

Ogni progetto, per sua natura è unico, bisogna analizzare per poi valutare. Contestualizzando la domanda nel mondo delle misure agevolative nazionali e regionali, alcune criticità si riscontrano nella gestione a monte, come lacune in termini di trasparenza e procedurali all’interno dei bandi e ritardi nelle erogazioni. Mentre dal lato “cliente”, che nelle micro-piccole dimensioni coincide quasi sempre con lo “sponsor” di progetto, sicuramente possono esserci poche competenze gestionali. Bisogna necessariamente effettuare una scissione tra chi commissiona la pratica di finanza agevolata e quelli che sono i servizi di gestione di un progetto di investimento. La prima è si un progetto, ma potremmo immaginarlo come interno allo studio o al professionista a cui viene commissionato. In questo caso l’obiettivo è far arrivare i finanziamenti. La gestione del progetto d’investimento, comporta una visione più ampia, potremmo immaginarla come una struttura bifasica. Se il progetto dipende dall’intercettazione della misura agevolativa, ossia, se non otteniamo il finanziamento non si realizza l’investimento, la finanza agevolata diventa la prima fase del progetto. Ottenuto il finanziamento si passa alla seconda fase, che ha come output la realizzazione del piano d’investimento finalizzato ad avviare l’impresa. Ci fermiamo qui, magari nella prossima intervista parleremo del mondo del Project Management.

Quali obiettivi si pone Core Al Sud nel breve e medio termine?

Stiamo lavorando ad un progetto che consenta ai giovani del sud che vogliono fare impresa nella loro terra, di avere un metodo e gli strumenti per intercettare misure agevolative autonomamente, riducendo i costi di consulenza sulle pratiche di finanza agevolata fino al 97%.

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