Dal Vestuti al titolo italiano Socci: “Vincerò la cintura per Salerno”

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L’ultimo successo di un salernitano porta la firma di Enzo Limatola, quasi 30 anni fa. La preparazione lunga quasi un anno dopo il rinvio di marzo: “Siamo pronti a scrivere la storia”

di Matteo Maiorano – Dario Socci torna sul ring per giocarsi il titolo italiano contro Giuseppe Tobia Loriga. Ventinove anni dopo Vincenzo Limatola, un altro salernitano è pronto a mettersi in discussione per alzare, nel cielo di Mantova, la cintura tricolore. È un’attesa spasmodica quella di Dario Socci, cresciuto nella Pugilistica Salernitana, che non vede l’ora di mettersi nuovamente in gioco dopo il lungo periodo di pausa causa pandemia. La data da cerchiare in rosso sul calendario è quella del 13 novembre, quando in Lombardia i due atleti si contenderanno il titolo dei pesi welter.Il pugile salernitano non nasconde l’emozione per quello che è il suo primo incontro in Italia.

La sfida era in programma a marzo ma la pandemia ha cambiato il calendario: adesso come procede la preparazione?

“Iniziai gli allenamenti a Singapore, per poi spostarmi in Italia per la consueta marcia di avvicinamento. Il lockdown ha cambiato i piani: per chi pratica sport non poter fare allenamento è una tortura. In questi ultimi mesi ho ripreso il contatto con la mia quotidianità, fatta di sacrificio, sudore e abnegazione. Sto seguendo una dieta ferrea: ho avuto l’onore di fare allenamento con Giorgio Petrosyan, leggenda della kickboxing che non necessita di presentazioni, a Milano, mentre adesso sono a Roma, dove sto effettuando le sedute a ritmi serrati. Non vedo l’ora di iniziare”.

Il suo percorso è un esempio per tutti coloro che si avvicinano alla disciplina: ha dimostrato che il talento, se non abbinato al sacrificio, non porta lontano.

“Ho iniziato la mia carriera dalla palestra del Vestuti e in età adolescenziale ho sviluppato le mie abilità all’interno della Pugilistica Salernitana. Ho intrapreso questa strada perché quindici anni fa la boxe permetteva a molti giovani di praticare esercizio fisico. Le mie giornate erano incentrate sugli allenamenti, inoltre all’epoca non pagavo alcuna retta. Ho capito ben presto che per fare strada era necessario guardare lontano: il desiderio e la curiosità di vedere oltre la punta del naso ha significato per me anche andare al di là delle apparenze e delle nozioni basilari. L’idea di diventare professionista è maturata con gli anni: il pugile comprende presto che per vivere di sport deve viaggiare. New York è stata una tappa importante della mia carriera: nella Grande Mela ho firmato il primo contratto da professionista. Voglio dire ai più giovani che intraprendono questo percorso che se oggi sono a certi livelli è per il tempo che ho deciso di investire, la dedizione in palestra. Il talento è secondario”.

Diversi anni trascorsi tra Usa, Germania, Messico e Repubblica Ceca: a novembre finalmente anche l’Italia sportiva potrà apprezzare il tuo pugilato.

“Sono felice di disputare l’incontro nel mio Paese. Il pugilato in Italia è considerato alla stregua di uno sport minore: sponsor e tv sono ancora molto lontani dai numeri di altri stati. La disciplina è stata sempre considerata una fuga dallo status quo, un qualcosa riservato a una nicchia di bassa estrazione sociale in cerca di affermazione. Il benessere generalizzato ha accresciuto questa convinzione e oggi le persone che si avvicinano al pugilato lo fanno solo per tendenza: è raro trovare qualcuno che coltivi realmente il sogno di diventare professionista. I sacrifici da fare sono tanti: dieta, vita privata, allenamenti serrati e budget non sempre elevati. La mia fortuna è stata quella di non mollare mai e mettermi in discussione in diversi ambienti”.

Che incontro vedremo il 13 novembre?

“Loriga non lo scopriamo certo oggi: è un pugile esperto che annovera tanti successi in carriera, ma non ha mai incontrato qualcuno con le mie caratteristiche. A fare la differenza saranno attitudini e abilità”.

Quanto può influire la presenza del pubblico durante gli incontri?

“In carriera raramente ho trovato un ambiente neutrale, sono abituato a combattere contro il favore del pronostico e in clima avverso: sono mentalità e predisposizione dell’atleta a fare la differenza”.

Sta seguendo le sorti della Salernitana?

“Supporto la squadra della mia città pur non essendo un fine conoscitore di calcio. A Roma mi è capitato di incrociare spesso Lotito: è un personaggio particolare e nelle vesti di imprenditore cura soltanto i suoi interessi. La speranza è quella di vedere un giorno la Salernitana in massima serie”.

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