Festività lontane dai parenti: tra nuove opportunità e condizioni sfavorevoli!

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di Veronica Benincasa

Dal 21 dicembre al 6 gennaio ogni spostamento tra regioni sarà vietato e chi vive lontano dalle proprie famiglie sarà costretto a passare un Natale diverso dal solito.

Piano piano ci stiamo abituando all’idea che sarà un Natale sotto tono. Niente cenone con tutta la famiglia fino ai cugini e amici più lontani, niente tombolate e niente brindisi di mezzanotte.

Certo qualcuno sottolineerà che passare il Natale lontano da casa non sarà la fine del mondo a fronte del rischio di una nuova ondata di contagi. Ed è sicuramente vero che fare delle rinunce ora ci consentirà di passare più tempo con i nostri affetti più cari in futuro. Ma proviamoci a mettere per un attimo nei panni di chi si ritroverà davvero da solo a tavola per il pranzo del 25 dicembre o per il cenone di Capodanno, dopo un anno già così duro e complicato da reggere. Il Natale non è soltanto fatto di regali e stress, ma è per antonomasia il momento in cui si sta con la propria famiglia, non è soltanto un giorno di dicembre, ma un luogo sicuro in cui ritrovare le proprie abitudini e anche la propria identità. “Le Festività sono un importante momento di ritrovo, per testimoniarci reciprocamente vicinanza e affetto, così come ha detto il professor David Lazzari, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi – “Soprattutto con le persone lontane fisicamente e che vediamo solo ogni tanto. Ma forse a causa di questa ulteriore distanza sentiremo di più l’importanza dei legami, degli affetti, delle relazioni”.

Perché è così difficile rinunciare al Natale

Sembra la trama di un cartone animato in cui un protagonista cattivo decide dirubare il Natale all’intera umanità. Nessuno forse aveva mai immaginato che il Natale poteva esserci davvero sottratto, ma in realtà, senza retorica, quest’anno ognuno può superare i limiti imposti dalla pandemia con la sua fantasia e creatività. Può essere un Natale maggiormente vissuto con i nostri sentimenti, con la nostra spiritualità, con meno rumori e più intimità del solito. Il vaccino arriverà a gennaio e quest’ultimo sforzo suona come il rush finale di una lunga maratona iniziata a marzo scorso. Come spesso succede le cose vengono a mancare quando sembra che se ne abbia più bisogno. Ma questi sono i momenti per guardarci dentro, per capire cosa contano per noi queste cose, fuori dalle abitudini o dai luoghi comuni. E anche se più difficile e sofferto possiamo provare a trovare dei nuovi modi per dimostrare affetto e vicinanza ai nostri parenti lontani, programmando mentalmente come sarà il momento in cui ci si potrà incontrare di nuovo. Possiamo farlo mediante una vicinanza psicologica se non possiamo avere quella fisica. Gli abbracci sono importanti ma si può stare vicini anche solo con la psiche e con il cuore, che è la vicinanza più autentica. È importante trovare nuove strade e nuovi modi per abbracciarci e dimostrarci il nostro affetto, per condividere dolori e gioie e anche, per chi lo sente, per poter vivere il vero spirito natalizio.

Cosa comporta l’isolamento

Dal punto di vista psicologico quest’isolamento continuo da marzo, prorogato anche nei giorni di Natale, porterà alcune ripercussioni. È palese che queste situazioni generano disagio psicologico, che spesso arriva a forme importanti di disturbo. Oggi c’è una “pandemia psicologica” accanto a quella da Covid, che impatta sulla nostra quotidianità, sulla salute e sulla società e che ancora non ha avuto nessuna risposta concreta e possibile dalle Istituzioni. Possiamo appellarci alla resilienza (concetto che avete trovato in tutti i miei articoli) e a tutte le nostre forze, ma questo non sempre è sufficiente. Le persone possono aiutarsi da sole, possono aiutarsi reciprocamente, ma spesso non basta, serve un ascolto e un sostegno professionale.

Per quanto riguarda le festività lontane dai propri familiari. Consideriamo i più giovani, a chi magari si è allontanato da genitori, fratelli e sorelle, per studiare o per lavorare, che rischia di passare i giorni di Natale lontano dai propri cari e anche dalle proprie abitudini consuete. Sarà davvero difficile non poter tornare a casa, fatta di luoghi e di persone care. Pensiamo, a chi per via di questa pandemia ha perso le persone più care, con le quali non potrà trascorrere il Natale né in questo anno, né in altri. Il dolore da elaborare, anche legato alla non possibilità di aver potuto abbracciare i propri cari nemmeno un istante prima del passaggio ad altra vita. Spero che nonostante ciò, chi è stato più fortunato, possa costruirsi uno spazio psicologico, fatto di vissuti, idee e sentimenti, nel quale far convivere ed incontrare tutte le cose e le persone alle quali sono legate. Provare a prendersi del tempo per sé, per ragionare su cosa significa in fondo questa festa, può sembrare retorico o poco consolante, ma è un punto di partenza per iniziare a fare i conti con questo dicembre e ad accettare l’idea di un Natale diverso dal solito. Non è facile dare consigli senza cadere in facili banalizzazioni. Viviamo una vita sempre di corsa, piena di velocità e di rumore, a volte il silenzio associato alle riflessioni, può dirci cose importanti e aiutarci a ritrovare il senso reale delle cose e dei vissuti.

Viviamo queste festività in modo Mindfullness:
Poniamo attenzione in modo particolare intenzionalmente al momento presente e in modo non giudicante!

Colgo l’occasione per augurarvi i miei più vivi auguri di Buone Feste, con la speranza che tutto ciò diventi presto un lontano ricordo e solo qualcosa da poter raccontare, su cui riflettere e considerare in merito all’intensità di questi momenti.

Dott.ssa Veronica Benincasa
Psicologa – Psicodiagnosta- Psicoterapeuta Cognitvo- Comportamentale, specializzata presso la Scuola di Specializzazione Cognitivo-Comportamentale A. T. Beck di Roma.
Via P. Atenolfi n. 33 – 84013 Cava dei Tirreni (SA) – Italia
cel. +393397750158 ; pagina fb Studio di psicologia dott.ssa Veronica Benincasa
contatto skype: Veronica Benincasa

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