Il Fantasy Day si espande e ora abbraccia il cinema!

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Aperte le candidature per il Fantasy Day Film Festival per il miglior cortometraggio a tema trasmutazione

di Davide Bottiglieri

Organizzato dall’Associazione Culturale ALTANUR, con il Patrocinio e il sostegno della Città di San Giorgio a Cremano nell’ambito del Fantasy Day 2023, il Fantasy Day Film Festival si concentra sulle opere audiovisive legate al fantasy e a tutte le sue sfumature, quindi sci-fi, horror, sovrannaturale, onirico e altro.

“Il Fantasy Day, ideato nel 2007, si svolge da allora nella cornice delle Ville Vesuviane del Miglio d’Oro di San Giorgio a Cremano.” spiega Maria Germano, responsabile dell’associazione Altanur. “È dedicato al fantastico in tutte le sue accezioni, come fumetti, gdr, cosplay, incontri e laboratori, e si pone l’obiettivo di valorizzare la cultura fantasy con un occhio di riguardo alla riscrittura del racconto del territorio campano, sempre in contatto con una natura soprannaturale e fantasiosa. Supportato dall’Amministrazione di San Giorgio a Cremano, ha tanti partner di qualità come la Scuola Italiana di Comix, la Biblioteca Nazionale di Napoli, il Laboratorio Regionale Città dei Bambini e delle Bambine. Gli ospiti presenti negli anni alla manifestazione sono numerosi, e tra questi spiccano fumettisti e doppiatori.”

“Il Fantasy Film Festival nasce nell’ambito del progetto Fantasy Day per guardare anche attraverso gli occhi della 7a arte il variegato e bellissimo mondo del fantasy.” continua Giuseppe Buonaguro, responsabile dell’associazione Altanur. “Dall’incontro con il regista Salvatore De Chiara è scaturita la ‘fantastica’ idea di un festival audiovisivo con la quale si intende promuovere la Campania come “Centro Culturale del Fantasy”.
Il tema di questa edizione è la Trasmutazione.
“Trasmutare significa cambiare, modificare la propria realtà. A livello alchemico implica un passaggio da uno stadio ad un altro in una continua crescita.”, spiega Giuseppe Buonaguro. “Ogni momento è giusto ricordarsi che non viviamo solo del contingente, ma che abbiamo infinite possibilità di esplorare un regno inconscio e spirituale immenso. Da questo sguardo verso l’interno può nascere una vera consapevolezza del periodo storico e dell’azione che un’intera comunità fantasy, appassionata costantemente dell’altro, del diverso, dell’alieno, è capace di offrire per un nuovo modo di guardare il mondo.”

Un’analisi maggiormente approfondita la dà Salvatore De Chiara, direttore artistico del Fantasy Day Film Festival.

Il genere fantascientifico, in ambito cinematografico così come in scrittura, è forse tra i banchi di prova più complicati per l’artista. Quali attenzioni deve porre il regista per riuscire a realizzare un prodotto filmico di buona qualità?

Per creare della “buona” fantascienza, un regista così come un autore deve fare in modo che ogni aspetto trattato nella trama sia credibile, da non confondere con plausibile. Si può parlare di qualsiasi cosa, di viaggi nel tempo, mutazioni, contatti alieni, viaggi interstellari e altro, ma per fare in modo che lo spettatore segua le vicende narrate bisogna creargli un mondo sostenibile, con regole ad hoc e razionali, che possano portare il pubblico a credere nell’universo che gli è stato proposto.

Un ulteriore aspetto da non sottovalutare è quello di non esagerare con gli effetti visivi, in campo audiovisivo. Ormai il pubblico, salvo alcuni casi, non è più meravigliata dalla CGI, quindi un suo uso smodato può stordire in modo fastidioso. Come una volta dissero i Manetti Bros. durante la presentazione di un loro film, “più hardware e meno software”. La storia è tutto, e gli effetti visivi devono sempre essere al suo servizio e non viceversa.

– Il genere fantasy, sebbene permetta maggiori libertà di altri, nasconde insidie pericolose. Come si può essere originali in un genere che sembra sempre aver raccontato tutto (finché non nasce un nuovo talento in grado di regalarci nuove forme)?

I modelli narrativi paiono essere stati già formati secoli fa. Quando si dice che tutto è stato raccontato, in verità si parla degli archetipi, delle strutture narrative che sono alle fondamenta di ogni narrazione e che per forza di cose hanno gli stessi elementi, le stesse giunture. Quindi per essere originali, bisogna essere in grado di sovvertire, con intelligenza, queste dinamiche, rinverdire i miti e le regole già scritte. Il signore degli anelli, Dune, Star Wars, se li si esamina sono simili in molti punti, tuttavia Tolkien, Herbert e Lucas sono stati abili a ricamare sugli archetipi e i cliché, offrire nuovi livelli di narrazione, prospettive inedite e un substrato culturale di formidabile valore. Se vuoi bene al pubblico, impegnati a raccontare meglio una storia già raccontata, e il gioco è fatto.

– Il concetto di “horror” è mutato molto nel tempo. Ciò che scatenava orrore trenta o quaranta anni fa provoca un effetto differente oggigiorno. Questo ha modificato anche l’approccio al genere che, soprattutto ad Hollywood, ha preso una deriva sempre più splatter. Spesso si ricorre al jumpscare per ottenere lo spavento. Mancano i geni dell’orrorifico o siamo semplicemente assuefatti all’horror?

Forse è stato dimenticato il motivo principale per cui scrivere una storia horror, ovvero per esorcizzare paure recondite nascoste nel nostro inconscio. Dal momento che abbiamo smesso di guardarci dentro, abbiamo dimenticato come terrorizzare le persone, atto che in fondo serve a farle crescere e superare le difficoltà che bloccano l’animo. In passato, un lavoro come L’esorcista è stato in grado di mettere in piedi un pamphlet sull’orrore urbano e la tensione psicologica delle persone, invase da mali invisibili. Rosemary’s Baby l’aveva preceduto a riguardo. La grandezza di certi titoli è tra le righe dell’inconscio. Anche Alien o Shining, per non parlare di gran parte della filmografia di John Carpenter e David Cronenberg, giusto per fare qualche nome, si basa su questo presupposto di divorare la mentalità umana. Ultimamente ci sono riusciti anche Rob Zombie con Le streghe di Salem, Robert Eggers con The Witch o Ari Aster con Midsommar. Il problema è sorto quando ci si è basati solo su un’estetica semplice, un brivido a fior di pelle che si dimentica subito dopo dall’uscita in sala. E questo è davvero un male, perché l’horror è capace di leggere il contemporaneo, denudarci dei vincoli repressivi quasi come un sussulto liberatorio. Autori come Raimi, Argento, Jackson hanno mostrato anche un lato giocoso, schizoide e gustosamente splatter, che non è sempre un male specie se legato ad altri generi come il noir o la commedia. Il guaio è che anche certi geni, per forza di cose, si allontanano dal genere e non sfornano più capolavori o cult.

– È possibile realizzare un cortometraggio fantasy, fantascientifico o horror di qualità con un budget ristretto?

Assolutamente sì. Quasi ogni regista comincia i propri passi con budget risicati, dove la fantasia è l’unico elemento al potere. Spesso, autori come i succitati Raimi o Carpenter, ma anche vari geni del passato, come Mario Bava e George A. Romero, hanno creato le loro opere migliori con pochi soldi. La casa, Il signore del male, l’esalogia dei Living Dead, ma anche i primi lavori di Lucas e Spielberg come THX 1138 e Duel, quasi l’intera opera di Shinya Tsukamoto e tanti altri autori di culto, sono esplosi nella cultura di massa proprio con idee formidabili che hanno segnato sia il film in questione che le menti di giovani autori. Il “cinema fatto con niente” è una risorsa incredibile per gli autori e per qualsiasi reparto audiovisivo, perché ti mette alla prova, ti costringe a reinventarti, a capire come emozionare, spaventare, meravigliare lo spettatore con lo sguardo, il montaggio, le angolazioni di ripresa e soprattutto una storia fortissima e solida. Queste cose, ormai, sono quasi gratis. Bisogna solo rimboccarsi le maniche e far vedere quali qualità si hanno.

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