Da uno ‘scarto di scrittura’ a “Questo dannato intramontabile amore”: lo spumeggiante esordio di Giuseppe Catalano

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Una passione travolgente e tormentata quella che lo scorso sabato il poliedrico Giuseppe Catalano ha portato in scena al debutto come co-sceneggiatore e regista nell’accogliente “Piccolo Teatro del Giullare” di Salerno.

Giuseppe Catalano: attore, regista e co-sceneggiatore

In scena è “Questo dannato intramontabile amore” (giovanile) raccontato attraverso una penna autentica, a tratti autobiografica, in una sceneggiatura ‘a quattro mani’ firmata Giuseppe Catalano e Alberto De Giovanni. Un’idea che nasce da “uno scarto di scrittura”, come rivela lo stesso Catalano dimostratasi, però, una scelta vincente! Il cast ristretto, tre elementi più comparse, ma non per questo di poco valore, ha saputo infatti emozionare e far ridere di gusto ad ogni replica (entrambe sold out!).

A dare il benvenuto allo spettatore è la voce narrante, tra l’amaro e il fuoco della gioventù, del protagonista Alessio, interpretato pregevolmente da Alessandro Amatruro. Il ragazzo ancora ripudia quelle ‘smancerie da innamorati’ fino a quell’anonima festa. Ecco il fulcro di questa vicenda rosa dalle sfumature noir arricchite da sketch comici goliardici mai volgari! Un incrocio di sguardi, ora tra battuta sarcastica ora tra una episodio esilarante, sboccia l’amore con l’intraprendente Aurora (ben resa dalla brava Alessia Citarella).

E’ il punto fisso nel tempo e faro nei mille ‘what if’ che incessanti si cedono il posto sulla scena. Un loop maledetto enfatizzato registicamente con un egregio gioco di luci, penombre, anafore, riprese e dettagli che evocano i movimenti di un vinile interrotto. Da un inizio volutamente disorientante si passa ad un incalzare di eventi sempre più frenetico in cui passato, presente scenico e futuro si intrecciano tra loro.

Un climax d’emozioni arricchito da musiche e coreografie avvolgenti, graziosi camei che da soli valgono più di mille parole, fino a quell’immutabile tragico epilogo. Nessun perché. Per quanto ci si possa sforzare ogni cosa (se è destino?) finisce. Perfino l’amore più sincero, come il sole, può giungere al suo tramonto. Bisogna lasciar andare il passato per accogliere (finalmente) ciò che davvero ci attende. È questa amara lezione che Alessio dovrà imparare ad accettare in un inaspettato e serrato dialogo catartico con l’amico di una vita, col Destino, ma soprattutto… con se stesso!

Alessandro Amatruro e Joey nel dialogo tra Alessio e Destino

Il parossismo giunge con quell’ultimo grido: “Siamo tutti burattini nelle mani del più grande burattinaio che l’universo abbia mai creato“. L’apice di un’intrigante tenzone, dall’eco Pirandelliano, che spazia dalle maschere e trappole sociali fino all’autenticità del libero arbitrio.

Un ‘botta e risposta’ che lascia perennemente col fiato sospeso. Il tutto magistralmente condotto grazie alla sublime interpretazione di Joey nei panni di quel ‘terzo solista’ onnipresente sul palco, rimasto senza nome per quasi tutta la durata dello spettacolo (e per un buon motivo!). Un personaggio che, con quell’ambiguità assimilabile quasi al Trickster, ha saputo divertire, stupire e commuovere. È proprio lui promotore e specchio della crescita del tormentato Alessio, ma nessuno dei due rimane statico. Il loro dibattito è un mutuo scambio e scontro tra due mondi: l’idillio giovanile e la consapevolezza dell’adultità. È su quella panchina, poi, testimone di tante (dis)avventure e momenti toccanti, che ogni nodo viene sciolto e quel filo rosso può finalmente scorrere verso il futuro (e l’amore) che lo attende.

Un battesimo del fuoco che non ha deluso il pubblico rimasto gradevolmente colpito dal vortice emotivo impreziosito da colpi di scena, una comicità leggera e risvolti filosofici. Come promesso, lo spettacolo ha intrattenuto, divertito, emozionato e fatto riflettere. I giovani, ma talentuosi attori sono emersi ancora di più grazie alla spumeggiante regia, che ha saputo guardare ai “big” del passato e contemporanei. Senz’altro un inizio coi ‘controfiocchi’ per quei ‘fogli abbandonati in un cassetto’ rivelatisi, in realtà, toccanti perle teatrali. Si prospetta dunque un futuro roseo per tutto l’entourage di artisti. Inoltre, s’intravedono molte ottime potenzialità da esplorare appieno per un’eventuale terza replica di “Questo dannato intramontabile amore” o, chissà, qualche altro “scarto” di pregevole stesura. Ai posteri (e al domani) l’ardua sentenza!

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