In Europa c’è da lavorare ma in Italia c’è solo Salerno

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di Matteo Maiorano

Come un uragano. L’alba in casa Jomi riparte dal dolce tramonto di maggio. Vittorie convincenti, quelle di fine stagione, che hanno portato in dote al team di patron Pisapia il sudato trionfo tricolore ai danni di Oderzo in finale play-off. Queste prime uscite di campionato accendono nuovamente i riflettori sulle ragazze di coach Hrupec, vincenti e convincenti nelle prime uscite e favorite ai nastri di partenza (una costante da diversi anni a questa parte).

E se il team salernitano continua a collezionare allori tra i confini nazionali, è fuori dal Belpaese che bisogna darsi da fare per ridurre la forbice rispetto alle formazioni europee che possono godere, tra le altre cose, di professioniste già affermate in diversi sport, di strutture all’avanguardia e di primavere che formano campionesse di caratura internazionale.

Il lavoro certosino messo in atto da più di un decennio nella palestra Palumbo vira spedito verso questa direzione e l’invito della formazione romena del Craiova, che nel week-end di qualificazione europeo ha ospitato la delegazione salernitana per giocare le due sfide nel distretto di Dolj, 300 km a sud della Transilvania, è esempio tangibile di come le squadre europee vogliano anch’esse riconoscere lo sforzo fatto negli anni dalla creatura di Pisapia.

Una sorta di gemellaggio che ha permesso alle ragazze di coach Hrupec di conoscere una grande realtà di questo sport, che l’anno scorso ha alzato al cielo la coppa europea di categoria. L’eliminazione dalla Ehf Cup non ha smosso gli animi di un gruppo che in Italia vince praticamente sempre. Una Juventus della pallamano, che punta con forza al suo quarto titolo nazionale consecutivo.

Quest’anno ha lasciato il gruppo uno dei perni dello spogliatoio: Antonella Coppola, icona di questo sport e salernitana acquisita, ha deciso di non proseguire il suo percorso con la Jomi, nonostante un rinnovo già pronto da parte della società. Il neocapitano Pina Napoletano proietta la squadra verso i nuovi traguardi, sperando di bissare lo storico triplete di maggio. Una responsabilità grande quella di sostituire Coppola.

Quanto pesa oggi la fascia?

«E’ un onore prendere la guida della squadra. Sono nata e cresciuta con questa maglia e ciò non può altro che essere un piacere, per le mie compagne sono una presenza e sento il loro supporto nei momenti difficili. L’addio di Antonella è stato un dispiacere per tutte. Le auguro le migliori fortune».

Quando è iniziata la tua avventura nella formazione salernitana?

«Ho incrociato il cammino con la Pdo per la prima volta nei campionati giovanili, in quanto ho disputato diverse finali nazionali con la squadra, pur essendo tesserata con la formazione di Castel San Giorgio (realtà dove ho mosso i primi passi). Con la squadra dell’Agro abbiamo disputato 2 campionati di serie A2 fino ad approdare nella massima serie. Nel 2007, ben 12 anni fa, il mio trasferimento a Salerno».

Da dove nascono i successi della Jomi?

«La chiave della vittoria è nel lavoro, nel sacrificio di ogni membro della squadra e nella mentalità vincente. Fattori che non vengono acquisiti dalla sera alla mattina ma con la costanza nel tempo».

Da atleta, ha senso oggi investire nella pallamano?

«E’ uno sport meraviglioso, purtroppo poco diffuso e conosciuto sul territorio nazionale e quindi considerato minore. I presupposti per far bene in futuro ci sono, sul territorio salernitano vantiamo un ottimo settore giovanile coltivato in pochi anni. Il movimento è in ripresa e sono convinta che questo sport ha tanto da dare».

Un grande inizio di stagione in Italia, mentre in Europa si continua a faticare. In che modo va colmato il gap? La risposta è da ricercare nel mancato inquadramento della disciplina nel ranghi professionistici o nell’assenza di concorrenza a livello nazionale?

«Sicuramente la mia squadra è di esempio per tutti gli altri team italiani, purtroppo siamo svantaggiati sia per quanto riguarda la selezione femminile che quella maschile; basti pensare alla differenza di tesserati che si riscontrano con le altre nazioni europee. Il numero dei tesserati per il momento è molto limitante, bisognerebbe avere un approccio sicuramente più professionistico e una mentalità “sportiva” che nel caso nostro fa la differenza».

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