In ricordo di Pasquale Andria

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In ricordo di Pasquale Andria (di Elisabetta Barone)

Carissimo Pasquale,

quando mi è giunta la notizia della tua morte, il primo ricordo che è emerso dalla mia memoria è stata la tua voce, calma, pacata, autorevole, sempre pronta ad argomentare, sempre supportata da adeguata documentazione, quale che fosse la materia della discussione. Una parola mai adirata, anche nel vivo di una concitata discussione, sempre rispettosa dell’altro e delle sue convinzioni.
Il secondo ricordo è arrivato subitaneo, condensato nell’incipit di una frase che ti ho sentito ripetere tante volte: “allora, Cucca, che dici, che facciamo…”. In questo incipit di frase c’è il tuo stile dialogante, il tuo desiderio sincero di condividere visioni, pensieri, programmi, azioni. Ricordo le lunghissime chiacchierate lungo il viale san Donato ad Acerno durante i campi scuola di azione cattolica e i tuoi interventi puntuali attraverso i quali condividevi la tua fede pensata e radicata nei documenti conciliari e nel magistero. Ricordo il modo in cui provavi a stemperare le nostre intemperanze giovanili e le nostre fughe in avanti, ad indicare la strada della pazienza, del camminare insieme con tutti, aspettando i tempi di ciascuno perché prevalesse la coralità sulla genialità poiché era più importante il noi, magari più lento, dell’io più veloce, ma solitario. Da te, carissimo Pasquale, ho imparato la sobrietà e l’umiltà della condivisione del sapere e del pensare al di là di ogni ostentata presunzione. Da te ho imparato che la fede non è adesione emotiva, non è massaggio spirituale, ma scelta consapevole, radicata nella tradizione del magistero e nella riflessione teologica che la sostiene.


Ricordo il tuo amore per l’azione cattolica, a cui hai dedicato interamente la tua vita e l’attenzione sincera per ogni singola persona incontrata, mai finalizzata all’uso o alla manipolazione e sempre invece occasione di dialogo e di crescita condivisa.
Ricordo con grande nostalgia la mia stagione adulta, le vacanze insieme in Trentino con la piccola Maria Chiara a raccontare storie, la tua tenerezza, la tua amabilità, il tuo sorriso, la voglia di parlare e ancora discutere e commentare la Parola di Dio e, sempre, il magistero della Chiesa.


E poi, l’impegno per la giustizia sociale e la passione per la dottrina sociale della Chiesa, il tuo impegno associativo prima in regione e poi a livello centrale sempre animato dalla stessa passione e dal medesimo impegno ecclesiale.
Ricordo il tuo impegno di magistrato a servizio della giustizia nei confronti dei piccoli. Ho ancora nel cuore i tuoi occhi pieni di lacrime mentre mi raccontavi di aver interrogato un bimbo la cui testa non arrivava al piano della tua scrivania che aveva subito ripetutamente violenza e di quanto questo avesse provato la tua coscienza e la tua sensibilità.


Ma il ricordo più caro è legato ai nostri incontri casuali per le strade di questa nostra amata città, sempre in compagnia di Cucca, durante i quali mi venivi incontro con il tuo sorriso e il tuo abbraccio affettuoso a confermare l’antico e radicato legame.


A te mio caro amico il mio saluto e la mia preghiera perché gli angeli ti custodiscano in questo viaggio verso il paradiso.
Alla tua amata Cucca, che ti era complementare in tutto, e ai tuoi familiari il mio abbraccio nella fede.

Elisabetta Barone

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