Renzi

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di Walter Di Munzio

Parafrasando il titolo di una celebre commedia di Oscar Wilde del 1895 mi viene da definire questa difficile e incredibile fase della vita politica italiana come quella caratterizzata dalla “Importanza di chiamarsi Matteo” nella quale i due Mattei hanno proiettato all’esterno di sé tutti gli errori commessi trascinandoli al disastro. Perché a distanza di qualche mese Matteo Renzi ripete pedissequamente tutti gli errori strategici commessi dal suo omonimo leghista e, in pieno delirio di onnipotenza, si appresta a distruggere la creatura che aveva contribuito a far nascere. Stesse intenzioni, speriamo diverso esito. In piena pandemia il nostro ha pensato bene di uscire, senza apparente motivo, dalla precaria maggioranza che, tra mille difficoltà, ha saputo governare questa tumultuosa fase di gestione della crisi da coronavirus. Proprio ora che ci si apprestava ad utilizzare le ingenti risorse europee (o forse proprio per questo). Con motivazioni iniziali giuste, in parte, ma con metodi vecchi e ricattatori, tipici della nostra vituperata prima repubblica, quando partiti della dimensione di un PSDI, di un residuale PRI o di tanti altri micropartiti che supportavano stentate maggioranze, pretendevano di condizionare i governi in carica con richieste che non potevano mai essere esaudite, ma che garantivano grande visibilità, titoloni sui giornali e, quando andava bene, grande potere, spesso transitando persino in schieramenti avversi.

Crisi incomprensibile questa che rischia di far saltare due grandi conquiste acquisite solo di recente dal Governo Conte e dai suoi alleati. La prima è certamente quella di una rinnovata fiducia da parte di una Europa, che sinora ci aveva sempre allegramente snobbati, proprio per la nostra cronica incapacità a governare stabilmente e per l’attitudine a non controllare la spesa. Irresponsabili e incapaci di gestire con coerenza e capacità la spesa pubblica, la giusta tassazione dei cittadini, l’onestà e la trasparenza negli appalti ed i rapporti politici e diplomatici con i partners europei. E noi cosa pensiamo di fare? Aprire una pericolosissima crisi politica in piena gestione della Pandemia, partendo ripeto da qualche giusta motivazione (si usa sempre una giusta motivazione per avviare azioni ingiuste) e sconfessare un governo ed un premier che stavano cercando di portare a termine un lavoro che hanno ben avviato e che ora avrebbe bisogno solo di supporto tecnico e politico, solidarietà e non certo di uno sfasciacarrozze, già rottamatore, che contribuisse a distruggere tutto ciò che è stato faticosamente costruito. La seconda è stata quella di aver messo assieme un governo con alcuni partiti liquidi, consentendo il consolidarsi delle posizioni politiche in un movimento di contestazione globale a tutti gli orientamenti politici, compresenti nello stesso movimento, a volte contrastanti e che oscillano dai due poli opposti dello scenario politico nostrano, per cui fino a pochi anni fa potevano tranquillamente cercare alleanze da destra a sinistra, affermando di essere un movimento nuovo e di voler modernizzare la strategia politica potendo tranquillamente allearsi con tutti, purché su programmi compatibili. Era la prima volta che nel mondo politico italiano compariva questa forma di normalizzazione del trasformismo, dandogli la dignità di un processo rivoluzionario di modernizzazione dei comportamenti, in realtà fautore solo di perseguire atteggiamenti post ideologici e, diciamolo, di estremo opportunismo. Riusciremo ancora una volta a distruggere ciò che di buono si è costruito nella difficile gestione di questa crisi sanitaria? Non possiamo dirlo, avevamo creduto che si potesse portare a termine con successo, fino a qualche tempo fa, ciò che ora sembra naufragare miseramente.

Renzi non è solo un personaggio vecchio, saldamente ancorato a comportamenti in politica da dimenticare, è soprattutto affetto dal male peggiore dei personaggi pubblici italiani. E’ un narcisista malato di protagonismo estremo, che aspira sempre a stare al centro del palcoscenico, che attribuisce a se stesso tutte le cose buone fatte ed agli altri tutto il male del mondo. Non si spiegherebbero diversamente i suoi atteggiamenti troppo contrastanti con le logiche dei comportamenti definiti normali e troppo costellate da furberie e da piccole sottili strategie da “pierino” maldestro o da furbetto intelligente ma incapace di gestire i propri impulsi. Riusciremo ad uscirne? Riuscirà in nostro pacato (troppo) presidente del consiglio a continuare il lavoro che aveva così ben avviato ricucendo gli strappi non solo con Renzi, ma con l’Europa che ci osserva basita (basta leggerne i giornali) e naturalmente non capisce cosa stiamo combinando. Forse pentita per la fiducia così generosamente accordataci. Ma Renzi purtroppo non rappresenta solo sé stesso. E’ la personificazione dell’italico autolesionismo, della schizofrenia nei comportamenti, della incapacità a mantenere toni ragionevolmente bassi e pacati. E’ l’Italia che non cambia, ma è anche un paese che è profondamente mutato, credo in meglio, durante il tempo di questa dolorosa crisi sanitaria, capace di essere responsabile e di accettare persino regole dure e sacrifici draconiani quando veramente necessari. Ma questo è possibile se chi lo governa ha comportamenti onesti e si dimostra all’altezza del compito. Ora dovremo pensare solo a scrivere un piano coerente e foriero di sviluppo, per spendere bene i soldi che abbiamo a disposizione.

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