Fiat Lux: la rivista letteraria “illuminante” che dà voce ai giovani artisti

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di Davide Bottiglieri

Nome latino, a ricordare il legame con i grandi maestri, approccio esplosivo alla cultura, figlio di una generazione che ha voglia di esprimersi secondo i propri canoni, Fiat Lux nasce dalla mente immaginifica di Pasquale Bruno, scrittore classe ‘99 e dottore in Lettere Classiche.

– Perché aprire una rivista letteraria?

Per prendersi uno spazio dove potersi esprimere in modo libero e creativo, per costruire una rete di persone legate da interessi comuni, per inseguire una voglia (generazionale) di riscatto e per lanciare un guanto di sfida. Quotidianamente fagocitiamo storie (la nostra è una società del consumo anche e soprattutto narrativo, tra pubblicità e serie in streaming) e creare una piattaforma dove studenti e ragazzi possano avere la possibilità di tessere con il loro immaginario e mettere in pratica ciò che studiano e/o sperimentano, esercitando la loro sensibilità, mi è sembrato un qualcosa di incredibilmente naturale: qualcosa che ho sempre cercato anche io. Fiat Lux nasce per mettere in luce tramite le sue rubriche ciò che spesso viene nascosto, messo in secondo piano o addirittura dimenticato, rischiarare il mondo che ci circonda e creare occasioni per gli altri e per noi. Un’altra buona risposta potrebbe essere il mai troppo banale: perché no?

– Quale è stata la risposta dei tuoi colleghi studenti?

Sorprendente, su più livelli. Intorno al progetto c’è stata fin da subito una forte attenzione. Le associazioni universitarie, prima tra tutte Omnibus, hanno manifestato un grande interesse e ci hanno sostenuto fin dalle nostre prime attività nel campus di Unisa con eventi che hanno visto una nutrita partecipazione, oltre quelle che erano le nostre aspettative.

È stato interessante notare, contrariamente alle aspettative, come la maggior parte dei nostri lettori e dei ragazzi che partecipavano agli eventi siano iscritti a facoltà del campo scientifico (in particolare medicina e varie branche di ingegneria), quasi a testimoniare come una rivista letteraria e le attività ad essa connesse possano essere non solo attraenti per gli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto ad “esterni”: la cultura e chi ne ha fatto il suo lavoro dovrebbe scrollarsi da dosso l’idea polverosa che ciò che facciamo appartiene ad una élite ristretta e che “nessuno ci capisce”; se fatte bene, con un occhio rivolto alle esigenze contemporanee, questo genere di iniziative raccolgono grande pubblico.

– Come si è sviluppata nel tempo?

La rivista nasce e cresce come mensile gratuito: i vari scritti sono collegati tra di loro da una tematica comune (il fil rouge è spesso un tassello trascurato del nostro quotidiano o del nostro vissuto, nel tentativo di dimostrare quanta poesia riesca a celarsi nell’ordinario) che viene analizzata in modo personale dal singolo autore. Il nucleo principale comprendeva una sezione di poesia, di narrativa e di critica, sia letteraria che cinematografica. Con il susseguirsi delle pubblicazioni venne aggiunta la rubrica di fotografia e grazie ad un contest abbiamo selezionato autori per rinsaldare le rubriche precedenti e per formarne una nuova: la critica d’arte (nella quale uno spazio è dedicato quasi esclusivamente all’architettura). Nel tempo alle uscite dei vari numeri si sono affiancati anche spettacoli teatrali, scritti, diretti ed interpretati dai redattori, convegni e concorsi letterari realizzati in collaborazione con l’università e una mostra d’arte ideata per permettere a giovani artisti del territorio irpino di esporre per la prima volta. Fiat Lux, nata quasi per caso in una sala della biblioteca nel tempo si è espansa stringendo rapporti con varie associazioni della zona, tra cui il FAI, e dando man forte nella progettazione e gestione di vari eventi culturali (il festival musicale di Re-start), insieme ovviamente a podcast ed iniziative legate a singoli eventi.

– Avete provato a coinvolgere i docenti?

Sinceramente? No. Un po’ per orgoglio, un po’ di più perché la rivista è stata concepita “nostra”, e tale rimane. Fiat Lux mi piace immaginarla come valvola di sfogo di una generazione creativa che non trovando espressione su altri canali riscopre la sua voce da sola, e andare a coinvolgere i docenti rischiava di snaturare, per lo meno a mio parere, polarizzando eccessivamente verso le loro figure come sarebbe stato anche naturale e giusto. Ovviamente il mancato coinvolgimento non esclude una mancata voglia di collaborazione; infatti, durante il concorso “Riaccendi Unisa” svoltosi l’anno scorso, in collaborazione con Omnibus abbiamo chiesto ad alcuni docenti universitari del nostro dipartimento di comporre la giuria principale del concorso stesso, ed è stato incredibilmente piacevole lavorare insieme per una attività concepita nell’interesse degli studenti, creando così numerose occasioni di confronto e avvicinando i mondi a volte troppo distanti (ma non sempre fortunatamente e gli esempi luminosi sono molteplici) della cattedra e dei banchi.

– Quali obiettivi si pone la rivista per il prossimo anno?

Non li elenco per cercare di mantenere quanto più a lungo possibile l’effetto sorpresa; dirò soltanto che l’obiettivo principale sarà quello di alzare l’asticella: dopo due anni e mezzo di attività mi sono preso, insieme alla redazione, un periodo di pausa in cui fare delle valutazioni e ridefinire quelli che sono i contorni del progetto. I tempi cambiano molto in fretta ed è giusto che cambiamo anche noi, cercando di interpretare nel modo corretto il panorama attuale e le sue nuove possibilità senza tuttavia snaturare lo spirito con cui abbiamo cominciato questo viaggio. Da qualche mese, infatti, la pagina è rimasta in stand-by, ma molto presto saremo pronti a ricominciare con nuovi numeri, nuove rubriche, nuove iniziative e nuovi eventi. Sarà un ritorno esplosivo.

– Quali obiettivi si pone invece Pasquale Bruno?

E questa è una di quelle domande a cui tutt’ora manca una risposta. Semplicemente non lo so. L’unico mio piano, per il momento, è continuare a fare ciò che mi piace, né più né meno, e continuarlo a fare nel modo migliore possibile; forse nessuno sa fino in fondo cosa vuole davvero e alla fine fare dei piani risulta sempre azzardato eppure, se proprio devo darmi un obiettivo, ho ragione di credere sia questo quello giusto per me. Nel frattempo, continuerò a percorrere ogni strada possibile e per me interessante, in modo che quando prenderò una decisione non mi troverò del tutto impreparato (o almeno mi auguro sia così); ovviamente questo è rischioso: ci si può perdere, si rischia di tornare indietro o di girare in tondo ma è anche questo che è interessante, evitando così di trasformare la propria vita in una serie infinita quanto prevedibile di check point da raggiungere. In fondo il “perdersi” non è croce e delizia del viaggiatore?

– A quali autori o a quale corrente letteraria ti ispiri?

Cercherò di essere breve perché più che stabilire un contatto con l’autore tendo ad affezionarmi all’opera, ma se proprio devo riflettere su quali siano stati quegli scrittori che mi hanno, consapevolmente ed inconsapevolmente condizionato, risponderei con alcuni dei primi che ho letto ad una età più matura: Calvino per lo stile scorrevole, limpido ed estremamente chiaro, alla ricerca di una semplicità che non svaluti il contenuto ma permetta di rendere la lettura quanto più piacevole possibile e Borges e Saramago per l’immaginario: il mito, l’ambivalenza e l’allegoria, la ricerca di una prospettiva insolita attraverso cui narrare, il gusto per l’inaspettato ed il fulmen in cauda. I loro libri sono sicuramente quelli che ho sfogliato di più.

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