Pisapia: “Il 2023 sia anno della consacrazione per il Made in Italy”

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 “Fondamentale agire su leva fiscale e riforma del mercato del lavoro. Sul turismo occorre puntare per il nostro sviluppo ma dire al tempo stesso basta a speculazioni e abusivismi di ogni tipo”

Leva fiscale, competitività delle imprese, una nuova prospettiva di turismo, maggior attenzione alla cultura ed alla valorizzazione del patrimonio storico. Sono questi i punti chiave sui quali, per il numero uno di Federcomtur Claudio Pisapia, l’Italia, ed in particolare il Mezzogiorno, dovranno far leva per consentire un consolidamento della ripresa post-pandemica ed evitare di sprofondare in una recessione che è sempre dietro l’angolo viste le gravi conseguenze macro e microeconomiche sul sistema Paese del conflitto tra Russia ed Ucraina. L’Italia, con una serie di misure, potrà – secondo Pisapia – riacquisire la centralità che necessita sia all’interno del bacino del Mediterraneo che in ambito comunitario. Su scala locale, occorre puntare certamente sul turismo, come sottolinea Pisapia, ma va rivisto il concetto di accoglienza, evitando abusivismi e speculazioni: le Luci d’Artista, infatti, non bastano: occorrerà, infatti, che la città comprenda la sua identità e la valorizzi in modo nuovo per divenire più appetibile sul mercato nazionale ed internazionale.

Dottor Pisapia, il nuovo anno si apre con un nuovo esecutivo: è proprio di qualche giorno fa la conclusione – non poco travagliata – dell’iter per l’approvazione della finanziaria: è soddisfatto delle misure assunte dal Governo Meloni?

“La manovra ha dovuto rispondere innanzitutto alle esigenze derivanti dall’aumento incontrollato che si è avuto negli ultimi mesi di energia e gas. L’imposizione del tetto e una gestione attenta dei rapporti con l’Europa hanno consentito una rapida discesa dei prezzi che potrebbero liberare risorse per il prossimo anno. Il disaccoppiamento del prezzo del gas con l’ energia sarà attuato a breve, e certamente darà un contributo importante allo sviluppo del nostro paese. Non per voler essere autoreferenziali, ma il documento Federcomtur presentato ai partiti a fine luglio, dopo la caduta dell’esecutivo Draghi, e quello riproposto al Governo ai primi di ottobre, contenevano queste fondamentali misure insieme alla flat tax, alla proposta di riforma del lavoro, che riteniamo necessaria, e al taglio del cuneo fiscale che si è cominciato ad attuare per restituire alle nostre imprese la competitività di cui necessitano per operare in un contesto globalizzato. Inoltre abbiamo chiesto la rimodulazione del reddito di cittadinanza e l’intervento nel sistema della gestione del problema occupazionale delle agenzie per il lavoro”.

Altra leva per migliorare la competitività del sistema paese è senz’altro quella fiscale…

“La riforma del lavoro come quella sul fisco diventa fondamentale per completare nell’arco della legislatura le riforme che ci chiede l’Europa per rispettare i parametri che sono inseriti nel PNRR per avere i fondi necessari al nostro sviluppo. Tutto questo va attuato perchè il nostro obiettivo è quello di rendere l’Italia nuovamente centrale nel Mediterraneo, come e più di quanto non lo sia stata anche in un passato non troppo lontano. Un risultato, quest’ultimo, che, se raggiunto, potrà accrescere anche, ulteriormente, la nostra posizione e competitività a livello comunitario”.

Lo sviluppo dell’Italia non potrà prescindere da un nuovo ed importante impegno da parte delle istituzioni e del governo sul turismo.

“Inoltre il nostro impegno per famiglie e imprese sarà orientato a proporre a breve in commissione attività produttive la nostra idea di riforma del turismo extra-alberghiero, che partendo dal contrasto all’abusivismo tenderà a recuperare gettito fiscale e tasse di soggiorno. Bisogna mettere al centro del sistema dell’accoglienza il turismo culturale, in particolare in determinate zone del mezzogiorno liddove non sono presenti grandi alberghi, villaggi, e resort il turismo extralberghiero stesso”.

Come operare in tal senso?

“Questo tipo di turismo va istituzionalizzato con una riforma vera e propria in modo che diventi complementare al turismo tradizionale”.

Ha parlato di cultura come perno per lo sviluppo del Mezzogiorno: com’è possibile investire sulla stessa e renderla una leva strategica realmente fondamentale per il nostro paese?

“Finalmente abbiamo un progetto. Si torna, infatti, a parlare del nostro cavallo di battaglia, ovvero la valorizzazione del brand UNESCO. Per anni abbiamo chiesto ciò prendendo ad esempio alcuni paesi quali la Spagna il Portogallo e la Grecia che hanno fatto di quest’aspetto il principale elemento di attrazione turistica del proprio territorio, mettendo al centro dell’accoglienza i beni posti sotto questo tipo di tutela, e sviluppando una serie di iniziative e di destinazioni intorno al bene ai beni patrimonio culturale e mondiale dell’umanità. I risultati di quei paesi sono sotto gli occhi di tutti. La sinergia tra turismo e cultura può essere fondamentale per rendere sempre più appetibili in particolare le regioni del Mezzogiorno ad un turismo non solo interno ma anche, e soprattutto, internazionale: sotto questo punto di vista Campania, Puglia e Sicilia sono state già premiate recentemente. La Liguria, la Toscana, l’Emilia  e le regioni interessate al turismo alpino stanno facendo il resto. I numeri sono impressionanti: la gestione e l’organizzazione dell’accoglienza andrebbe registrata: allora si potrebbe tornare ai vertici delle classifiche mondiali”.

Qual è l’impegno della realtà che presiede in tal senso?

“Federcomtur impreitalia sta sviluppandosi al sud Calabria Basilicata Puglia e Sicilia nel 2023 saranno promosse: i coordinamenti oltre ad essere operativi saranno anche rappresentativi. La nostra azione, ovviamente, sarà consolidata anche in Lazio, Lombardia e Molise: si lavorerà per essere portatori d’interesse oltre che al parlamento italiano anche a quello europeo”.

Cosa si aspetta dal sistema paese nel suo complesso, come impegno per il suo sviluppo?

“Rispetto al sistema locale chiederemo un maggior coordinamento fra le istituzioni e un ascolto maggiore delle stesse alle associazioni rappresentate sul territorio, e non solo quelle realtà legate alla Camera di Commercio, dove prevale il profilo dirigenziale rispetto a quello imprenditoriale, specie relativamente a determinati settori. Ad esempio, il commercio e i servizi sono quasi assenti e quindi alcune istanze restano inevase e inascoltate e, in alcuni casi, nemmeno prese in considerazione”.

Grande successo per le Luci d’Artista: basterà a risollevare la nostra città?

“Una volta terminate le Luci questa città deve capire cosa fare. Al contempo bisogna dire no alle speculazioni ed alle degenerazioni. Bisogna cercare di non essere avventati nel proporre determinate misure. Se sta andando tutto così bene non è possibile che si paghino prezzi spropositati in determinati indirizzi. Proprio per questo bisogna combattere speculazioni ed abusivismo specie nel settore dell’ospitalità extra-alberghiera”.

Non mancano, però, elementi di criticità in questo settore, anche nella nostra regione che nell’ultimo anno ha potuto rilevare un boom delle presenze.

“Purtroppo quanto a reputazione turistica siamo agli ultimi posti tra le regioni italiane, mentre per flussi e arrivi siamo primi: ma questo è dovuto al fatto che dobbiamo trovare il modo di regolamentare, gestire, programmare: tutte azioni che, al momento, non vengono compiute. La reputazione riguarda i giudizi e i comportamenti dei consumatori: questi, infatti, se non troveranno le condizioni giuste e commisurate alle loro esigenze, non affluiranno più verso il nostro territorio. Perciò dobbiamo dire ancora una volta basta a speculazioni e fenomeni di abusivismo: i nostri turisti, i nostri visitatori in generale vanno accolti, seguiti, curati, letteralmente accompagnati e coccolati, e non soltanto utilizzati per la loro capacità di spesa”. 

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