Ruggi, muore in grembo dopo un doppio tentativo di induzione al parto

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Un doppio tentativo di induzione al parto finito in tragedia. Sarebbe questa la causa della morte in grembo di un bimbo che stava per nascere, la notte scorsa, nel reparto di ginecologia e ostetricia del “Ruggi d’Aragona”. La giovane mamma era ricoverata da tre giorni ed era alla 41esima settimana. La scelta dei medici del reparto, guidato dal dottor Laurelli, sarebbe stata quella di tentare un parto naturale invece che un cesareo. Tentativi di induzione che, tra l’altro, non sarebbero previsti dai protocolli e che si sarebbero rivelati fatali per il bimbo che, secondo i precedenti accertamenti, era in buone condizioni di salute con un peso di 3 kg e 800 grammi. La scoperta della tragedia in mattinata quando non si è avvertito più battito con il conseguente accertamento della morte del nascituro. Una tragedia che ha sconvolto i familiari ma anche gli stessi operatori sanitari. La vicenda potrebbe finire al centro di un esposto mentre si sollevano nuove polemiche intorno alla gestione del reparto di ginecologia del “Ruggi d’Aragona” e il silenzio della direzione generale. Si tratta, infatti, dell’ultimo drammatico episodio che getta ombre sulla gestione del reparto. Da queste colonne più volte sono state raccontate le denunce di pazienti, sindacati e operatori. L’ultimo episodio ha riguardato una operazione in chirurgia robotica con complicanze per la paziente che ha rischiato la vita. Da qui la denuncia del segretario provinciale dell’Udc, Enzo Casola che, nei giorni scorsi, aveva chiesto chiarimenti in merito alla certificazione in possesso o meno al primario Laurelli per operare con strumentazioni tecnologiche. L’ultima tragedia ha alzato un nuovo polverone. «Ora basta – incalza Casola – da eccellenza questo ospedale sta diventando una barzelletta drammatica. A rischio c’è la vita delle persone e come è accaduto ci stanno scappando anche i morti. Prima alla Torre Cardiologica con i provvedimenti che la magistratura ha intrapreso e che conosciamo tutti ed ora a ginecologia. Nel corso del tempo abbiamo segnalato tutto: il concorso del nuovo primario, le anomalie, le criticità, abbiamo chiesto le certificazioni, ma nulla. Solo un imbarazzante silenzio. Non è nostro costume criticare, anzi avremmo voluto esaltare la professionalità di Coscioni, così come quella di Laurelli, ma purtroppo per loro parlano i fatti». L’appello è verso D’Amato, Vozzella e Caterina Palumbo, tutti vertici dell’azienda ospedaliera universitaria. «Prendano provvedimenti, immediatamente – prosegue Casola – perché noi non ci fermeremo». 

Ma ginecologia non è l’unico caso che tiene sotto pressione la direzione generale. Da chiarire anche il caso delle sacche di sangue scomparse da ematologia. Forse, prosegue Casola: «per indispettire qualcuno o mettere qualcun altro in difficoltà. Ma anche in questo caso siamo all’assurdo». Una vicenda questa sollevata anche dalla Cgil (Funzione pubblica).«Questo presunto scandalo al Ruggi sulle sacche di sangue, rischia di gettare un’ombra inquietante e senza distinzioni, sulla stragrande maggioranza degli operatori sanitari, tecnici, infermieri e medici che ogni giorno prestano la loro opera con competenza, dedizione e rispetto delle regole al Ruggi. Agli organi competenti e all’Azienda spetterà di accertare i contorni precisi della vicenda e di attivare rapidamente tutte le verifiche necessarie. Da parte nostra esprimiamo la piena solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori del SIT (Servizio Immunotrasfusionale).

Pensiamo, allo stesso tempo, di dover fare un accorato appello ai cittadini che donano ogni giorno il sangue, perché la donazione di sangue salva vite umane.

Pazienti oncologici, pazienti affetti da malattie che richiedono trasfusioni periodiche, coloro che devono sottoporsi ad  interventi chirurgici, quanti sono vittime di gravi incidenti continuano ad avere assoluta necessità della risorsa sangue. Sarà ora compito dell’Azienda difendere e tutelare un servizio fondamentale per i cittadini e i pazienti della sanità provinciale e fare chiarezza su eventuali responsabilità». 

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