Unisa, chiudono tre punti di ristoro: i sindacati chiedono un incontro al Prefetto

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Sono ben tre i punti di ristoro dell’Università degli Studi di Salerno che hanno chiuso i loro battenti negli ultimi due anni, l’ultimo dei quali, dopo quello di Piazza del Sapere e quello di Medicina, stato il bar di Lettere, lo storico “bar Centrale” dell’ateneo, come anticipato nei giorni scorsi proprio dalla nostra testata. La pandemia, le restrizioni, il ricorso alla Dad, e, successivamente, il calo delle immatricolazioni e delle presenze nell’ateneo salernitano hanno contribuito ad una significativa riduzione del fatturato delle attività presenti all’interno del Campus, che sono state costrette a cessare la loro operatività. I problemi, ovviamente, non riguardano soltanto l’effettiva riduzione di un servizio importante per la comunità universitaria, ma anche le prospettive occupazionali dei dipendenti degli stessi punti ristoro, segnalate dai rappresentanti sindacali al Prefetto di Salerno. Oltre al danno complessivo per l’ateneo, ed al disservizio per l’utenza universitaria, quaranta sono le famiglie che risultano essere in difficoltà economica a causa delle recenti chiusure. L’azienda affidataria del servizio in imminenza del termine del periodo di FIS precedentemente riconosciuto, infatti, ha manifestato la necessità di proseguire con  l’utilizzo parziale dei lavoratori impegnati sui Lotti 1 e 2 dei Punti Ristoro presso l’Università di Salerno a causa della contrazione di fatturato registrata. Le organizzazioni sindacali hanno dichiarato, inoltre, la disponibilità a sostenere una richiesta di ammortizzatore sociale che non intaccasse i diritti contrattuali dei lavoratori. L’azienda affidataria dei servizi di ristorazione non ha fatto ricorso al Contratto di Solidarietà ma ha avviato un piano di smaltimento ferie e “trasferimenti” di sede fino al completamento della nuova gara conseguente al recesso dall’appalto. Altra problematica riguarda i dipendenti: essi non dispongono di un monte ore di ferie e permessi utile al superamento del periodo di ridimensionamento del servizio;

infatti, non a caso, l’azienda ha proposto di far ricorso ad anticipazioni di TFR a copertura delle ore non prestate dai lavoratori. 

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