Caro bollette, a rischio anche il pane. Guariglia: “Costretti a fermarci, scenderemo in strada”

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L’allarme è forte e chiaro e la preoccupazione per una crisi senza precedenti si fa sentire, ora più che mai. A chiedere aiuto ora (dopo titolari di esercizi commerciali tra cui bar, ristoranti e pizzerie) e a lanciare un appello sono i panificatori: dall’aumento dei costi delle materie prime al caro bollette di questi giorni, adesso si rischia davvero la “fame”. Sta tenendo banco la questione proprio delle bollette di luce e gas super gonfiate e triplicate, che sta stringendo nella morsa i titolari delle attività commerciali, costretti ora ad aumentare i prezzi e i costi di servizi oppure ad abbassare definitivamente le saracinesche. Dopo l’aumento di farine, grano, materie prime, il “pane” non è esente dalla crisi (energetica) che sta attraversando l’Italia intera. Ad alzare la voce inizialmente fu l’imprenditore (del settore agroalimentare) Francesco Franzese, il 17 agosto, dando in “pasto” al pubblico social la bolletta da un milione di euro quasi ricevuta per la sua azienda. Poi negli ultimi giorni la questione si è spostata anche al centro città, tra associazioni pronte ad alzare la voce e consiglieri comunali pronti a proporre soluzioni alternativa, soprattutto in vista della stagione invernale e dell’evento Luci d’Artista. Non ci sono però solo le grandi industrie ad essere preoccupate per il caro Energia. C’è anche e soprattutto il mondo delle piccole e medie imprese artigiane, vera spina dorsale del sistema economico italiano a tremare per un futuro incerto, difficile, e soprattutto in cui la sopravvivenza delle aziende dovrà fare duri conti con i rincari.  Lo sanno bene parrucchieri, estetiste, ceramisti, orafi, meccatronici, carrozzieri e tutta la categoria che trova una voce ed un grido d’allarme dai rappresentanti della Cna di Salerno. All’unisono con i vertici nazionali, anche da Salerno, l’associazione che rappresenta gli artigiani con il presidente territoriale Lucio Ronca aveva chiesto qualche giorno fa di estendere gli aiuti anche alle piccole imprese dell’artigianato.

“La corsa senza fine dei costi energetici sta avendo un impatto devastante sul settore manifatturiero e per le aziende che si occupano di servizi alla persona – aveva affermato Lucio Ronca-  con moltissime piccole imprese che non possono trasferire sui clienti i maggiori oneri – e ha aggiunto- si pensi a parrucchieri, estetiste ma anche ceramisti, orafi oltre che meccatronici e carrozzieri. Un aumento eccessivo dei costi energetici per queste attività è la seria minaccia di chiusura delle saracinesche”. La congiuntura si sta rapidamente deteriorando.

“Sono necessari interventi robusti e strutturali per scongiurare un lockdown delle botteghe artigiane” ha aggiunto Lucio Ronca insieme al livello nazionale dell’associazione che sta mettendo un veto sul prossimo decreto affinché possa considerare anche le imprese non energivore. Il presidente Ronca ha dato voce alle sollecitazioni giunte dei singoli comparti dell’artigianato soprattutto nei servizi alla persona dove si teme che il rincaro dei costi possa portare ad un ricorso all’abusivismo.

“La proposta può essere quella di avere un credito di imposta a fronte dell’aumento di questo costo” suggeriscono dalla categoria della bellezza. Ed i disagi e le preoccupazioni aumentano se si ascoltano categorie dove c’è un consumo energetico maggiore come nel caso dei ceramisti. L’uso dei forni per la cottura comporta dei consumi elevati di energia che si stanno triplicando. Le bollette adesso stanno arrivando mensilmente quindi apparentemente si pensa che non ci sia stato aumento ma se si sommano gli ultimi tre mesi ci si rende conto che i costi sono triplicati. Una bolletta di 1500 euro mette in crisi una bottega artigiana. Ancora peggio per quei ceramisti, un po’ più strutturati, che hanno il forno a gas. Ed infine il comparto dell’autoriparazione dove il presidente Giuseppe Bacco, fa notare che anche non a fronte di grossi consumi da un anno all’altro i costi sono raddoppiati.

A dare voce ai panificatori di Salerno è il loro presidente, Nicola Guariglia, che annuncia che potrebbero esserci delle proteste se non cambierà qualcosa: “Noi siamo la categoria più colpita perché dopo i rincari (da circa un anno) sul grano e le farine e le materie prime, si è aggiunto man mano il resto – ha dichiarato Guariglia – tra cui l’energia e il gas. Ma c’è stato aumento a 360 gradi perchè su tutti i prodotti i costi a noi sono aumentati, ad esempio anche sul cosiddetto “incartamento” (il packaging, la carta) e su altri tipi di materie essenziali per noi (l’olio, la margarina, il latte). Noi viviamo già una problematica da anni, in Campania adottiamo già un “sottocosto” rispetto al resto dell’Italia sul prezzo del pane, in quanto la media nazionale va intorno agli 8 euro (per kg di pane) e noi siamo al massimo a 3,50 o 4. Già siamo molto al di sotto, perché qui c’è consumo di pane molto più alto rispetto ad altre regioni e noi siamo un po’ più indietro come prezzi. Ma noi conosciamo il reddito delle famiglie che è più basso, come tutto il Sud; quindi, ci siamo dovuti adeguare un po’ a questo. Noi non possiamo essere i “colpevoli” e gli “affamatori” del popolo, non possiamo alzare troppo i prezzi. Oggi per essere allineati al mercato dovremmo alzare il prezzo ad 8 euro per un kg di pane ma sappiamo che qui sarebbe una follia. Attualmente ogni panificatore/imprenditore sta rimettendo i soldi nella propria azienda, andando quasi in perdita. Il più fortunato – ha continuato il presidente dei panificatori –  riesce ad andare a pari con le spese (magari chi ha il locale di proprietà o la gestione di famiglia) ma comunque ci sta rimettendo i soldi. Chi ha un contratto di locazione, chi ha qualche dipendente in più è già a rischio chiusura: all’inizio di settembre due o tre aziende hanno abbassato per sempre le saracinesche perché impossibilitati ad affrontare le spese e già troppo indebitati”.

Un incontro in Regione Campania, per provare a farsi ascoltare e per chiedere un aiuto concreto per evitare di finire in ginocchio e per evitare uno stop che sembra essere – invece – sempre più vicino e tangibile. “Noi la settimana scorsa siamo stati anche in Regione Campania, proprio per chiedere qualche sussidio o bonus, per non far scomparire la panificazione perché qui c’è il rischio di uno stop totale. Saremo costretti a fermarci perché non possiamo più panificare a questi costi, insostenibili. Il mercato ci impone di fermarci. Siamo andati a Palazzo Santa Lucia perché c’è il pericolo che le persone rimangano davvero senza pane, non per volontà nostra ma per cause di forza maggiore. Ci hanno detto che cercavano di aiutarci con qualche agevolazione. Noi non siamo andati lì non per elemosinare, ma per far sì che si fermi questa speculazione e per chiedere di fare pressioni sul governo centrale affinché venga abbassato il tetto sulle materie prime: lo sappiamo che il pane soprattutto è un bene primario, pane e latte non dovrebbero essere negati a nessuno ma attualmente siamo quasi costretti a fermarci. Ci siamo incontrati anche tra di noi – ha sottolineato Guariglia –  con altri colleghi pasticcieri, pizzaioli, ristoratori e abbiamo deciso di fermarci e scendere in piazza già a Salerno. Se non avremo risposte concrete da Regione o dal governo, saremo costretti a fermarci e protestare. Siamo agli sgoccioli e al limite. Già da un anno abbiamo lanciato il grido d’allarme e ora non ce la facciamo più. Già qualcuno è dovuto arrendersi, altri siamo stati costretti ora a rateizzare le bollette di luce e gas ma il problema è “quante ne possiamo rateizzare?”, questa è stata l’ultima spiaggia. Però sinceramente non è che possiamo rateizzare tutta la vita le bollette. Stanno succedendo cose allucinanti. Noi stiamo parlando ai nostri clienti, provando a fargli capire cosa stiamo vivendo, qui si rischia la fame. Abbiamo potuto aumentare il pane soltanto di 50/60 cent, perché non possiamo raddoppiarli i prezzi per adeguarci agli altri: qui c’è la cultura del pane e rispetto al Nord ne vendiamo in maggiore quantità. Non possiamo continuare a privarci della “vita”. Se non interviene lo Stato, siamo rovinati. Ma risolvendo il problema e non dandoci un contentino per uno o due mesi, serve che loro fermino la speculazione in atto che è tutta delle multinazionali”. 

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