Commercio, il Corso ci (ri)mette le firme: Pronto ad abbassare le saracinesche anche “Desigual”

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A Salerno, in pieno centro, si abbassano (solo) le saracinesche degli esercizi commerciali e… per sempre. Un’altra grande firma lascia il corso cittadino sotto la falce della crisi del commercio post pandemia, ma anche per i conseguenti costi diventati insostenibili. Secondo alcune indiscrezioni domenica sarà l’ultimo giorno in cui il negozio del marchio “Desigual” sarà operativo. Un affitto da pagare troppo alto (si parla addirittura di 20mila euro mensili per molti dei negozi della zona), con spese aumentate a cui non si riesce a far fronte e così la saracinesca dell’esercizio si abbasserà per sempre puntando – di conseguenza – solo sugli altri punti vendita presenti nelle città di Italia, con il trasferimento dei dipendenti con contratto a tempo indeterminato altrove. Il corso cittadino solo pochi giorni fa perdeva un’altra importante firma, quella della Geox. A darne l’annuncio, in un post divenuto subito virale sui social network, fu una dipendente del negozio attivo ormai da oltre un decennio e che in una serata di inizio febbraio aveva bassato per l’ultima volta la sua saracinesca. Al di là delle cause, tutte da chiarire, in quanto ogni singola azienda ha un ciclo di vita autonomo, e ancor più le dinamiche sono particolari quando si parla di grandi realtà come quella della “scarpa che respira”, il lungo sfogo social aveva messo in luce alcune carenze e criticità della città, che secondo la dipendente di Geox, oltre che di decine e decine di utenti della rete che ne hanno condiviso le sue parole, non offrirebbe più alcunché a chi vuole fare impresa. “Sono giorni che penso a qualcosa da dire, da aggiungere a quello che, purtroppo, è così evidente” – aveva scritto la donna – “Pochi, pochissimi salernitani si sorprenderanno e quelli che non lo faranno o sono ciechi o fanno finta di non vedere il lento suicidio di una città e del suo centro. E no, non è colpa della pandemia (che di certo non ha aiutato) ma è colpa di tutto il resto. Una città che non offre nulla più, anzi non sa offrire nulla più perché di cose da fare e vedere ce ne sarebbero se solo qualcuno se ne occupasse”. La dipendente del negozio Geox (fino al 2009 occupato da una storica firma salernitana, Genovese con la Casa dello Sport) mise in luce nel suo post ulteriori e ben note problematiche della città, dalla crisi del commercio, alla riduzione dei visitatori, alla carenza di parcheggi, fino ai costi giudicati spropositati della sosta. E proprio sui parcheggi, sono tantissimi i titolari di esercizi commerciali e non solo, a lamentarne sempre di più l’assenza. Assenza che pesa (e non poco) sulle casse di aziende e negozi, non più appetibili e non più raggiungibili. Anche quel progetto dei box interrati di Corso Garibaldi – infatti – nonostante gli interventi della Magistratura e lo studio del caso da parte della “nuova” amministrazione comunale, rimane fermo al palo con un’azienda appaltatrice e vincitrice di un bando in attesa di poter costruire da circa 10 anni. Poteva rappresentare – anche questa – una buona soluzione al problema sempre più vivo in una città che muore. E lo pensano anche gli ambulanti che soltanto ieri sono stati ricevuti a Palazzo di Città dall’assessore al ramo Alessandro Ferrara (che ha parlato anche di distretti commerciali pochi giorni fa) e che hanno risposto “picche” alle proposte di “delocalizzazione” che si sono visti presentare sul tavolo di una progettazione futura. Ma quel Corso cittadino si svuota così sempre di più: dalla storica Casa della Penna ne è nato un mega distributore automatico di bevande e snack, sul modello già adottato lungo via Mercanti. La crisi parte da lontano e la Pandemia altro non ha fatto che dare il colpo di grazia. C’è chi parla ancora di “isola felice”, negando che il territorio si sta impoverendo, proprio a causa dell’assenza di commercianti e prima ancora di fabbriche. I centri commerciali – alcuni in crisi – autorizzati lungo la cinta muraria cittadina hanno mostrato, conti alla mano, scelte imprenditoriali ma anche politiche che non hanno dato nessun risultato sperato. Così oltre ad autodistruggersi (è il caso della Fabbrica) hanno minato non poco il commercio di vicinato. Così si contano le serrande abbassate e chi resiste aumenta i prezzi. Ma non più tardi di settembre 2021, prima della chiamata alle urne fu lo stesso primo cittadino Enzo Napoli ad incontrare ad esempio la Confcommercio e le altre associazioni di categoria e a programmare. A poco sono servite le Luci d’Artista organizzate in tempi ristrettissimi e con una kermesse partita in ritardo, molti sono stati costretti a farsi letteralmente i conti in tasca e a scegliere la “via” più breve: quella della chiusura come respiro. “Abbiamo parlato della centralità del commercio e del turismo nella ripresa economica ed occupazionale della città dopo la pandemia – aveva dichiarato il primo cittadino dopo l’incontro con i vertici di Confcommercio Salerno – Intendiamo mantenere solidi contatti con la categoria per incentivare un’offerta di qualità per i concittadini e i turisti. Oggi, inoltre, si celebra la giornata mondiale del turismo. Salerno è una città accogliente, turistica, bella e ricca di eventi che incontrano i gusti di tutti i turisti. Lavoreremo sempre più per renderla ancora più accattivante e meta di turisti nazionali e stranieri”. Ma ad oggi le uniche soluzioni sembrano averle trovate soltanto i titolari di aziende e negozi che dopo il Covid e le chiusure si sono ritrovato ad affrontare anche il caro bollette, in attesa – per chi riesce a sopravvivere tra le mille difficoltà – di una mano da parte del governo centrale, già promesso e (ri)promesso. E intanto, però Salerno…piange.

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