Gravagnuolo: “De Luca? Ha tutelato i commercianti. Associazioni di categoria sempre più deboli”

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Gli effetti del conflitto tra Russia e Ucraina? Molto peggiori per il commercio di quelli della pandemia. Non usa mezzi termini Adolfo Gravagnuolo, storico commerciante salernitano, patron di una delle ditte più antiche ancora in esercizio nel centro della città, già presidente della Confcommercio salernitana dal 1997 al 2007.
Le radici della crisi del commercio, un tempo cuore pulsante della città di Salerno (vitale, peraltro, anche nel settore industriale, ndr) secondo l’ex numero uno degli esercenti salernitani, affondano tuttavia alla fine degli anni ’90. Il passaggio da una mirata ma sapiente regolamentazione da parte delle annone ad una piena liberalizzazione, attuata prima con la Legge Bersani e, successivamente, ulteriormente rafforzata dal decreto Salva Italia di Mario Monti, avrebbe notevolmente inciso sull’essenza stessa di questo settore per come era stato inteso sin dall’inizio della storia repubblicana. “Era un settore che dava un contributo fondamentale all’economia in quanto distribuiva la ricchezza creata dal settore primario e da quello secondario”, ha commentato Gravagnuolo, che, individua due principali cause di una crisi che ha letteralmente distrutto una parte fiorente dell’economia cittadina: i cambiamenti nella legislazione statale e la sempre maggiore debolezza delle associazioni di categoria. Sono ormai lontani, infatti, i tempi in cui Confcommercio, vicina alla Dc, e Confesercenti, contigua al Psi ed alla parte capitalisticamente illuminata e meno “proletaria” del Pci, avevano, sia a livello cittadino che nazionale – secondo Gravagnuolo – un peso talmente grande non solo da rappresentare un attore coinvolto in processi di concertazione politica, ma addirittura capace di influenzarne le decisioni. Nonostante la sua sensibilità politica, e i suoi frequenti racconti social della Salerno che fu, quella di Gravagnuolo non è altro che una semplice operazione di “amarcord” storico di chi, pur rappresentando, potenzialmente, un volto rilevante per la costruzione di una proposta politica alternativa, ha scelto e sceglie di continuare la sua vita da imprenditore, uno tra gli ultimi storici volti del tessuto di esercizi cittadini ormai quasi interamente scomparso: “Da esponente della società civile mi fu chiesto di candidarmi due volte a sindaco, ma in entrambi i casi rifiutai”. 

Presidente Gravagnuolo, lei è uno storico esercente della città che, tra l’altro, vista la sua lunga e consolidata esperienza imprenditoriale di crisi ne ha vissute tante. La contingenza negativa che stiamo vivendo adesso, legata alla guerra ed al conseguente caro-energia, è più o meno grave di quella attraversata poco meno di tre anni fa allo scoppio della pandemia?

“La crisi dovuta alla pandemia è stata forte ma i commercianti hanno anche ricevuto dei sostegni dal Ministro Gualtieri in percentuali bassissime, ma li hanno pur sempre avuti. Quando è invece scoppiata la guerra tra Ucraina e Russia con le chiare conseguenze, la crisi che ha colpito il commercio è stata molto ma molto più forte della pandemia, e senza alcun ristoro”.

Com’è cambiata, rispetto a quando lei è stato presidente della Confcommercio, Salerno sotto quest’aspetto?

“Quando ho fatto il presidente della Confcommercio, dal 1997 al 2007, abbiamo vissuto i segnali del grande calo dovuti ad una sciagurata legge Bersani, ma il grande patrimonio sociale, urbano e strutturale ha retto il grande crollo. Gli anni successivi sono stati il vero grande disastro con la chiusura di numerosissimi esercizi”.

Durante la sua presidenza di Confcommercio De Luca era al massimo storico del suo consenso in città, alla conclusione del primo mandato da sindaco. Sin da allora si è sempre posto come paladino dei commercianti: rivendica, insomma, di averli difesi con le sue iniziative. E’ proprio così?

“De Luca ha perfettamente ragione per due ordini di motivi: il primo è che negli anni cruciali dei nuovi insediamenti si è schierato accanto alle sigle sindacali datoriali dando molte volte pareri negativi per i nuovi insediamenti, che avrebbero procurato una desertificazione nella città. Il secondo motivo risiede, invece, nelle Luci d’Artista. I primi dieci anni di questo evento hanno prodotto un flusso economico in città di gran lunga superiore rispetto allo standard dei consumi dei salernitani che risiedevano, pertanto il mio è un giudizio più che favorevole”.

Sul caro bollette è migliore la linea dell’attuale esecutivo o quella del governo Draghi?
“Dobbiamo fare una differenza: Draghi sapeva benissimo che la linea giusta di fermezza nei confronti della Russia avrebbe portato conseguenze disastrose sul piano energetico, quindi era al corrente di tutto, e doveva, a suo tempo, già preparare il terreno per il ristoro. Questo terreno adesso viene coltivato dall’attuale governo che ha stanziato, giustamente, una cifra esorbitante del ristoro. Doveva farlo già Draghi prima”.

L’amministrazione comunale in carica ha agito bene a tutela dei commercianti o si poteva fare qualcosa in più?
“La legge attuale sul commercio ha svuotato completamente eventuali linee programmatiche dell’assessorato. Per quelle piccole cose che si potevano fare, vedesi gli spazi a favore degli esercizi commerciali, per l’allargamento degli stessi sulla strada, si è agito bene”.

I commercianti sono abbastanza tutelati a suo parere dalle associazioni di categoria?

“E’ tutto crollato: la stessa Camera di Commercio che è un ente territoriale, ha avuto nell’ambito del bilancio fortissimi paletti. Le associazioni di categoria, come Confcommercio e Confesercenti, sono diventate molto più deboli rispetto al passato, quando erano espressione del commercio compatto ed in parte anche della politica”.

Ha mai pensato di coronare il suo impegno in favore delle piccole imprese del territorio in politica?
“La candidatura a sindaco mi fu proposta due volte: ero stato scelto dai politici di centrodestra, come uomo della società civile, nel 2001 e nel 2006: in entrambe le occasioni rifiutai”.

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