Un modello di rigenerazione urbana bioeconomica

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di Giuseppe Carpentieri

Si riporta un modello interpretativo di un settore di città che ha il coraggio di proporre scenari possibili di rigenerazione urbana dentro le zone consolidate, si tratta di una città complessa e complicata come Salerno. Analisi e progetto dimostrano la fattibilità economica e la sostenibilità sociale ed ambientale degli interventi previsti con miglioramento della morfologia urbana e l’aumento degli standard nei quartieri esistenti. Nel resto d’Europa esempi come questo sono di attualità e rappresentano una prassi politica-amministrativa e tecnica normale poiché lo scopo è la qualità urbanistica ed architettonica degli insediamenti umani. In Italia per una carenza culturale, e normativa sul regime dei suoli ed una scarsa esperienza amministrativa, gli interventi di rigenerazione urbana dentro le zone consolidate rappresentano ancora ipotesi difficili circa la loro programmazione e gestione. La complessità di tali processi i modelli europei rappresentano esempi da seguire poiché sono in grado di dimostrare la corretta coniugazione di interesse pubblico e privato, infatti le imprese private non rinunciano a margini e profitti determinati dai processi di trasformazione urbana ma gli stessi si caratterizzano per l’elevata qualità di programmi, piani e progetti capaci sia di migliorare la morfologia urbana e sia creare occasioni di sviluppo umano. In Italia, dobbiamo avere il coraggio di proporre programmi in grado di correggere gli errori del passato liberando il disegno urbano dai ricatti speculativi, applicando la corretta disciplina urbanistica, e coniugando gli interessi di tutti attraverso nuovi processi partecipativi pubblici e popolari.

Qui è pubblicato un esempio di “caso impossibile” estratto dalla mia tesi di laurea discussa al Dipartimento di Ingegneria ed Architettura (DIA) dell’Università degli Studi di Parma, con relatore il prof. Arch. Paolo Ventura. Il progetto propone scenari rigenerativi possibili in un’area consolidata – Pastena Torrione – molto compromessa. Gli scenari si pongono obiettivi per migliorare la forma urbana esistente, recuperano standard mancanti, trasferiscono volumi, costruiscono servizi e realizzano una nuova urbanità. L’esempio dimostra che, a seguito di un’analisi approfondita dell’esistente poiché il progetto è nell’analisi, si possono progettare servizi mancanti aumentando le dotazioni standard esistenti e offrendo opportunità di sviluppo umano raggiungendo obiettivi di sostenibilità e comfort urbano.

Il progetto interviene dentro la città consolidata, nell’aggregato urbano costruito dagli anni ’40 fino agli anni ’80 nei quartieri Pastena, Torrione, Picarielli e Italia, in un’area di 54 ha con una popolazione teorica insediata di 16.000 abitanti, e si pone l’obiettivo di rigenerarlo in tessuto urbano. Questo caso di rigenerazione urbana non interviene né nel centro storico e né in un’area industriale dismessa, ma in un’area consolidata.

L’analisi dell’organismo urbano preso in esame ha evidenziato diverse carenze e criticità. Si tratta di un agglomerato privo di una maglia stradale regolare, che avrebbe favorito l’uso flessibile dello spazio. L’analisi ha rilevato la carenza di standard minimi; non è presente un sistema di spazi pubblici con arredi urbani, non ci sono aree verdi attrezzate e fruibili (con l’unica eccezione dei piccoli giardini di Villa Carrara), non ci sono percorsi ciclabili. La trama urbana è frammentata con scarsa accessibilità; costituita da agglomerati scompaginati nei quali sono accostati espansioni recenti e passate. Fra alcuni comparti non c’è complementarietà, e persino l’assenza di collegamenti. C’è un’eccessiva densità di volumi in diversi comparti, il più alto è nel comparto 12 (Lungomare Colombo, ed. privata) quello più densamente popolato e con carenza di standard di quartiere. Dal punto di vista della sostenibilità sociale, ambientale e urbanistica, il progetto riutilizza aree abbandonate e dismesse; favorisce la tipologia mista delle destinazioni d’uso degli edifici, prevede nuovi servizi culturali e sociali, e collega gli edifici a una rete intelligente di energia inserita nei sottoservizi.

Il progetto urbano ruota intorno a due elementi qualificanti della rigenerazione e del concetto di urbanità: il suolo e lo spazio pubblico, tant’è che grazie all’apertura di una nuova strada si realizzano nuovi nodi e si risolvono problemi di isolamento, stimolando vitalità e mobilità dolce, e grazie alle tecniche di densificazione e le demolizioni selettive si realizzano servizi culturali, sociali, spazi aperti e verde pubblico creando nuovi punti di riferimento. Il progetto incrementa i beni relazionali, moltiplicando luoghi di convivenza, aumenta la dotazione di aree verdi per mitigare il clima e contrastare l’isola di calore.

L’agglomerazione delle attività previste dal progetto trasformano la struttura urbana della città conferendole una struttura policentrica (multipolare). Il quadro di conoscenza fornisce le indicazioni progettuali e individua le regole per le possibili trasformazioni urbanistiche, seguendo principi di bellezza e decoro urbano, e di conservazione di taluni aggregati edilizi esistenti.

Il progetto indica scenari progettuali, ossia master plan, suggerendo una morfologia urbana con le seguenti caratteristiche: trasformazione urbanistica; riconnessione della trama urbana e degli spazi residuali; nuove scene urbane; conservazione; riattamento; mixité funzionale e sociale; riequilibrio fra lo spazio pubblico e privato attraverso trasferimenti volumetrici senza consumare suolo agricolo; risposta alla domanda di bisogni dei cittadini coinvolti nella sperimentazione di pianificazione partecipata attraverso il questionario ideato da Kevin Lynch; cancellazione degli sprechi e auto sufficienza energetica; e “città rurale”.

L’approccio progettuale presenta scenari possibili che mirano a valorizzare le preesistenze e ad “aggiustare” un contesto di partenza complicato e difficile per la cattiva crescita urbanistica degli aggregati edilizi conseguenza della speculazione immobiliare, osservabile in taluni comparti dell’area di intervento. All’eccessivo e cattivo sfruttamento dei suoli si prevede il riequilibrio delle densità col diradamento dell’edilizia privata desueta, e si favorisce il recupero degli standard minimi mancanti. L’approccio ha l’ambizione di mostrare un modello che se fosse applicato impedisce l’aumento della dispersione urbana (sprawl).

Il quadro bioeconomico sintetico elenca sia il processo di E-LCA (ciclo vita ambientale) e sia il processo di S-LCA (ciclo vita sociale) dimostrando i miglioramenti degli scenari: ad esempio la presenza di un cluster per favorire la nascita di nuove imprese rappresenta l’opportunità di nuove relazioni che favoriscono l’occupazione, poi un teatro ed una biblioteca, una migliore distruzione del commercio locale, piste ciclabili e “zone 30”, la piantumazione di specie arboree ed orti urbani, l’impiego di fonti alternative a quelle fossili con lo stoccaggio dell’energia e la realizzazione di una rete intelligente che favorisce l’autosufficienza energetica. Il quadro rappresenta la riduzione drastica di emissioni di CO2 da 11,8 mln circa di tonnellate ad 1,8 mln; lo standard rilevato di verde pubblico esistente è 0,24 mq/ab e secondo il primo scenario si passerebbe a 3,1 mq/ab; le attrezzature collettive passerebbero da 1,68% a 4,12% (% sul totale della superficie territoriale). In maniera scientifica e puntuale si dimostra la convenienza sociale, ambientale ed economica di scenari di trasformazione urbana che coinvolgono gli edifici esistenti con l’intento di favorire lo sviluppo umano. Il modello appena esposto è utilizzabile per tutta l’area estesa salernitana correggendo tutti gli errori presenti nel paesaggio urbano, e tale approccio abbatte il tasso di disoccupazione e restituisce luoghi urbani di qualità.

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